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La Cina va avanti con il nucleare

di Andrea Brenta  

La Cina va avanti a testa bassa con il suo programma nucleare, come se il disastro della centrale giapponese di Fukushima, che pure, radioattivamente parlando, si trova a un tiro di schioppo, non fosse mai avvenuto.

Il programma di Pechino è molto ambizioso. È infatti cinese il 40% delle centrali atomiche attualmente in costruzione nel mondo.

Entro il 2020 il paese si doterà di quasi 70 reattori, ossia un numero superiore a quelli del Giappone. Un bel salto rispetto ai 13 attuali.

Tuttavia, se la questione della sicurezza non è stata affrontata pubblicamente, complice un silenzio stampa molto sospetto, essa non lascia indifferente la popolazione, in un paese altamente sismico.

Durante la visita, lo scorso 14 marzo, a un centro di ricerca sull'energia nucleare, Liu Tienan, capo dell'Ufficio nazionale dell'energia, ha incoraggiato a tenere conto «delle lezioni dell'incidente nucleare giapponese e a garantire che l'industria nucleare cinese si sviluppi in tutta sicurezza con spirito responsabile».

La trentina di reattori attualmente in costruzione, per la maggior parte simili a quelli francesi di seconda generazione, si trova nelle regioni costiere. La morfologia della piattaforma continentale cinese e delle coste, protette da un arco di isole, espone meno il paese al rischio tsunami rispetto all'arcipelago giapponese. Però questo non basta. «Non ci sono mai state grandi catastrofi lungo le coste cinesi, ma ci troviamo tuttavia in un periodo sismico molto attivo e occorre prevedere disastri estremi», ha detto il geologo Yang Yong, il quale raccomanda di tener conto più seriamente dei rischi legati alla prossimità dell'oceano, come per esempio i tifoni.

Non solo. Già nel 2009, in tempi non sospetti, la frenesia nella costruzione di centrali nucleari cinesi aveva portato Liu Ganjie, direttore della Nnsa, l'amministrazione nazionale di sicurezza nucleare, ad allarmarsi dell'«espansione troppo rapida del settore, che rischia di minacciare la qualità della costruzione e la sicurezza dell'operazione delle centrali».

Lo stesso anno il grande capo del nucleare cinese, Kang Rixin, venne allontanato per corruzione.

Formatosi in Francia, Liu Ganjie è attualmente viceministro dell'ambiente. «Non siamo in Unione sovietica», spiega un esperto francese del nucleare che lavora a Pechino, «la Nnsa è, in Cina, una vera autorità di sicurezza, ha un mandato molto forte, mentre invece non vi sono autorità di supervisione nei settori industriali classici, come il petrolchimico. Liu Ganjie ha giocato molto bene il suo ruolo di freno».

Per esempio il cantiere dei reattori Epr di Taishan, costruiti da Areva, è stato sospeso per tre mesi dopo la sua inaugurazione, nel 2010, per questioni di conformità delle procedure amministrative. Tre o quattro ispettori della Nnsa si trovano in permanenza sul sito.

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