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«La Cig Covid non pesi sulle imprese se continua il blocco licenziamenti»

La cassa Covid non deve avere costi aggiuntivi che pesano sui conti delle aziende. «Se il governo intende mantenere nell’emergenza il blocco dei licenziamenti l’accesso alla cassa Covid non deve prevedere aggravi per le imprese». È la posizione che Confindustria ha espresso al governo, nell’incontro di ieri pomeriggio e che ha messo nero su bianco con un comunicato in cui si sollecita anche la necessità di «lavorare al dopo». Cioè ad una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali.

«Prima si aprirà un confronto su nuovi ammortizzatori sociali e politiche attive in un’ottica di rilancio complessivo del paese, prima e meglio usciremo dalle misure di emergenza», ha insistito Confindustria nel testo. Un argomento su cui si sono soffermati, durante l’incontro, il vice presidente per le Relazioni industriali, Maurizio Stirpe, il direttore dell’area relazioni industriali, Pierangelo Albini (il confronto è stato on line).

I due livelli, emergenza e riforma, sono distinti ma vanno affrontati insieme, ha messo in evidenza Confindustria. «Nel corso dell’incontro con i tre ministri Gualtieri, Patuanelli e Catalfo – esordisce il comunicato di ieri – Confindustria ha potuto illustrare la sua posizione in materia di mercato del lavoro». C’è innanzitutto la «perdurante emergenza Covid». Sin dall’inizio, dice il testo, «abbiamo rispettato il binomio cassa integrazione e blocco dei licenziamenti solamente al fine di proteggere l’occupazione, anche se nessun grande paese ha adottato tale soluzione». Ma questo binomio aveva un senso «solo a patto che alle imprese non fossero addossati costi aggiuntivi per tale scelta».

Al contrario alle imprese, oltre al versamento dei contributi previsti per la Cig ordinaria, si chiedono anche contributi aggiuntivi per la cassa Covid. «Non è accettabile» dice chiaramente il comunicato. Se andrà avanti il blocco dei licenziamenti nell’emergenza, la cassa Covid non deve avere costi in più.

Ora bisogna contestualmente lavorare al dopo: fin da maggio Confindustria ha chiesto, «e chiede tuttora», di affiancare agli interventi di emergenza le riforme strutturali. A luglio è stata presentata una proposta di riforma «energica» degli ammortizzatori sociali su cui avviare il confronto con governo e sindacati. La riforma prevede una attuazione graduale, che «consenta però da subito la distinzione tra crisi da ristrutturazione aziendale da quelle di strutturale insostenibilità» e «garantisca l’estensione di strumenti distinti di protezione sociale finalizzati alla rioccupabilità».

È in questa logica, sottolinea il testo, che è stata ribadita al governo la contestuale necessità di affiancare a tale riforma «nuove politiche attive del lavoro, che per la loro efficacia necessitano di metriche e competenze completamente diverse dal sistema che gestisce l’attuale reddito di cittadinanza». Prima si aprirà il confronto, prima si uscirà dalle misure di emergenza.

L’idea centrale della riforma che Confindustria ha presentato al governo a luglio è di legare lo strumento di integrazione al reddito a percorsi di formazione e riqualificazione dei lavoratori, anche per favorire in modo più rapido i passaggi occupazionali. L’obiettivo è uscire dalla logica del mero sussidio economico assicurando a chi perde il lavoro un sostegno attivo alla rioccupazione, condizionato alla collaborazione del disoccupato nelle attività propedeutiche al reimpiego.

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