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La Cig anticipata dalle banche Così il sostegno arriverà subito

ROMA — Lavoratori pagati dalle banche anziché dall’Inps. È la soluzione che il governo sta prendendo in considerazione per accorciare i tempi di erogazione dei 10 miliardi stanziati dal decreto Cura Italia per 11 milioni di lavoratori fermi, sotto forma di Cassa integrazione — ordinaria, in deroga, Fis — o di indennità da 600 euro. I sindacati suggeriscono di rispolverare il vecchio accordo siglato con l’Abi, l’associazione bancaria italiana, rinnovato a più riprese nel decennio della crisi finanziaria del 2008 per anticipare la sola Cassa in deroga. Qui si tratterebbe di uno sforzo più ampio per tagliare i tempi ordinari da 2-3 mesi a 15 giorni. Il singolo lavoratore — dipendente o autonomo — potrebbe andare in banca o vedere accreditato il sussidio sul conto, anticipato dagli istituti di credito che poi verrebbero rimborsati, senza interessi, dalla stessa Inps.
I contatti tra governo, Inps e Abi sono in corso. Non occorre aspettare il decreto di aprile, altri 25 miliardi per sostenere la sanità e l’economia. Si può fare subito, i protocolli sono già collaudati. I sindacati spingono per questa soluzione perché temono un sovraccarico dell’Inps nel gestire una mole enorme di richieste. In una lettera unitaria Cgil, Cisl e Uil chiedono al presidente dell’Inps e ai ministri Catalfo (Lavoro) e Gualtieri (Economia) di portare i tempi di erogazione a 15 giorni dall’accettazione della domanda o dalla richiesta individuale. Senza correttivi, temono una slittamento da marzo a giugno: tre mesi a zero reddito per milioni di lavoratori. D’altro canto i sindacati si augurano che le aziende — specie le grandi — possano anticipare le somme ai loro dipendenti. Confindustria però è netta: «Bisogna evitare che siano le imprese a dover far fronte alle anticipazioni per Cig». Ecco dunque l’idea del canale bancario.
Il premier Conte sembra già farsi interprete dell’esigenza di accelerare. Parla di «tempi record» e di «15 giorni per la Cassa in deroga», da contare però a partire dal 30 marzo. Il presidente dell’Inps Tridico garantisce invece l’erogazione di Cassa e indennità «entro 30 giorni ». Tempistiche indicative e un po’ caotiche. D’altro canto, dopo la correzione della lista allegata al decreto Chiudi Italia, il numero di lavoratori con diritto alla Cig salirà perché le attività da tenere aperte si sono ristrette. Con il decreto di aprile poi presumibilmente la stessa Cassa verrà allungata dalle 9 settimane attuali. E «varate altre misure» anche per autonomi e partite Iva, assicura Conte.
«Noi chiediamo che la cassa sia estesa almeno al 31 luglio, data ufficiale di chiusura dell’emergenza sanitaria », suggerisce Luigi Sbarra (Cisl). Anche Tania Scacchetti (Cgil) ritiene indispensabile accelerare: «Abbiamo la metà delle aziende ferme, le domande arriveranno all’Inps tutte insieme. Temiamo che i lavoratori rimangano scoperti a lungo».
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