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La cessione crediti fiscali piace

Dalle banche un assist alla cessione dei crediti di imposta. Non solo superbonus. Per l’associazione bancaria italiana lo strumento è da potenziare e ampliare chiarendo i capisaldi e il trattamento contabile con Eurostat. E’ questo il messaggio lanciato da Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, ieri in audizione in commissione attività produttive della Camera sul credito maggiorato del 110%.

In particolare, l’Abi interviene sulla questione sollevata dalla Ragioneria in merito alla classificazione dei crediti di imposta nei confronti di Eurostat chiarendo che «la cedibilità di questi bonus fiscali è stata fino ad ora il principale fattore di successo ma come sempre il mercato e gli operatori hanno bisogno di quadri regolamentari certi e possibilmente stabili». Per quanto attiene agli intermediari finanziari, i principali acquirenti dei crediti fiscali in parola, il quadro contabile di vigilanza si è da non molto definito dopo mesi di riflessioni da parte delle autorità competenti, e per l’Abi non devono esserci ripensamenti. L’associazione «auspica il mantenimento delle prerogative di questi crediti fiscali in termini di cedibilità, tanto per quelli già ceduti (principio di affidamento) quanto per quelli futuri (condizione necessaria per proseguirne lo sviluppo favorendo la ripresa dell’economia)».

Tornando più nello specifico al superbonus del 110% le parole d’ordine sono prorogare e semplificare. Dall’Abi all’Ance, dal mondo bancario a quello dell’edilizia, per finire con quello degli industriali, la richiesta è unanime e si muove lungo queste due indicazioni. Più tempo agli interventi edili super agevolati, possibilità fino al 2023 di programmare le opere e semplificare la burocrazia che finora sta legando l’avvio in pieno dell’operatività dello strumento. L’Abi diventa principale supporter della cessione a terzi del credito maturato con il superbonus e, come detto, interviene sulla recente questione della classificabilità dei crediti di imposta per Eurostat: «Una volta ottenuta conferma dell’attuale orientamento in termini di statistica pubblica, ampliare il perimetro oggettivo dei bonus per cui è possibile esercitare l’opzione per lo sconto in fattura o la cessione ad altri soggetti, includendo da un lato quelli spettanti a fronte di interventi eseguiti prima del 2020, e dall’altro, altre tipologie agevolative ora escluse dall’opzione, come ad esempio il bonus ‘mobili’ ed il bonus ‘verde».

Per Abi poi la filiera della cedibilità dei crediti di imposta si deve in un certo senso perfezionare introducendo la figura del creditore di ultima istanza «in grado di acquisire quei crediti che il beneficiario non riesce a compensare con i propri debiti fiscali: tale approccio contribuirebbe alla creazione ed al consolidamento di un efficiente mercato secondario». Per i costruttori edili di Ance, invece, troppa burocrazia ingessa il super bonus. «Fino ad oggi molte aspettative sono state frustrate da una normativa che solo alla fine del 2020 ha definito le regole operative e da iter procedurali troppo complessi che ritardano considerevolmente l’avvio delle iniziative sul mercato. In altre parole, si è perso quasi un anno prima di poter finalmente lavorare. Solo in queste settimane il superbonus», ricorda Ance, « sta mostrando i primi risultati importanti, come testimonia il monitoraggio Enea-Mise: al 28 aprile 2021 risultano quasi 13mila interventi legati al superbonus per un ammontare di oltre 1,6 miliardi di euro, con un aumento di quattro volte, sia nel numero, sia nell’importo, rispetto alla prima rilevazione di inizio di febbraio». L’associaizone ha poi calcolato che, ad esempio per i condomini, servono fino a 40 procedure, tanti documenti e oltre un anno e mezzo per produrli.

Sulla proroga il coro è unanime nel richiedere quanto prima la fissazione del rinvio a fine 2023 per avere il tempo e il modo di programmare gli interventi, anche se la linea del ministero dell’economia e quella di Palazzo Chigi è di arrivare alla proroga con ogni probabilità in legge di bilancio 2023.

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