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La cedolare secca si rivela un flop

di Francesco Cerisano 

La cedolare secca sugli affitti ha fatto flop. Rispetto alle rosee previsioni del Mef che stimava di incassare dalla tassazione forfettaria sui redditi da locazione (con aliquota al 21% sui canoni ordinari e al 19% su quelli concordati), introdotta dal federalismo fiscale, 2,6 miliardi di euro nel 2011 e addirittura 3,7 dal 2012 in avanti, le entrate per l'erario viaggiano decisamente a ritmo più lento: 329 milioni di euro.

A tanto ammonta il risultato dell'imposta sostitutiva nel periodo gennaio-novembre 2011 secondo il bollettino diffuso ieri da via XX settembre. Che i risultati della cedolare fossero ben lontani da quelli attesi si era capito già a novembre quando erano stati diffusi i dati sulle entrate dei primi nove mesi del 2011: 245 milioni. Ma tale cifra teneva conto solo della prima rata dell'acconto (40%) in scadenza il 6 luglio scorso. Anche l'ammontare reso noto ieri non è definitivo perché non prende in considerazione la seconda rata dell'acconto (60%) da versare entro il 30 novembre 2011 e non ancora contabilizzata. Ciononostante, difficilmente il risultato definitivo della cedolare potrà avvicinarsi alle stime fatte un anno fa dalla Ragioneria dello stato.

Il dipartimento guidato da Mario Canzio aveva preso le mosse dalla considerazione che ammonta a 14 miliardi di euro il totale dei canoni di locazione al lordo delle deduzioni, a cui vanno aggiunto 1,2 miliardi derivanti dai contratti a canone concordato. Secondo il Mef, la perdita di gettito Irpef, che le casse dell'erario avrebbero subito per via dell'introduzione della cedolare, sarebbe stata compensata dal vantaggio fiscale della tassazione a forfait e dal «forte inasprimento del regime sanzionatorio». A completare il quadro ottimistico del ministero dell'economia, la troppa fiducia riposta nel contributo dei comuni alla lotta all'evasione fiscale. Allettati dall'innalzamento dal 33 al 50% del premio loro spettante, i sindaci, secondo la Rgs, avrebbero dovuto contribuire «in maniera determinante» a scovare gli affitti in nero. Ma qualcosa non è andata nel verso giusto. Il ritardo nel debutto dell'imposta e le incertezze interpretative legate soprattutto alle modalità di esercizio dell'opzione per i contratti in corso hanno di fatto circoscritto la scelta per il nuovo sistema di tassazione ai soli nuovi contratti d'affitto.

La sovrastima del gettito della cedolare conferma i dubbi da sempre espressi in proposito dai sindaci per i quali la tassazione a forfait costituisce uno dei grandi cespiti (assieme ai tributi immobiliari) con cui si finanziano i comuni dopo l'abolizione dei trasferimenti erariali. Il 21,7% del gettito della cedolare (21,6% dal 2012) viene infatti destinato ad alimentare il fondo di riequilibrio distribuito per la prima volta a fine maggio dal governo Berlusconi. Ai municipi sono andati 8,37 miliardi di euro (più 2,89 di compartecipazione Iva). Ma dall'anno prossimo i calcoli dovranno essere rifatti del tutto.

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