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La cedolare non sfonda tra i proprietari

Bocciato dal Governo e dall’agenzia delle Entrate, il tanto decantato “contrasto d’interessi” come strumento antievasione non decolla neppure nella cedolare secca. Se l’idea era quella di spingere gli inquilini a denunciare i proprietari per far emergere il nero, i risultati ufficiali dimostrano che non ha funzionato: a ottobre i versamenti dell’imposta sono praticamente identici a quelli di un anno fa, e il piccolo incremento dipende per lo più dalla diversa percentuale d’acconto richiesta dal fisco (85% nel 2011, 92% quest’anno).
Un paio d’anni fa – quando il federalismo fiscale era in cima all’agenda politica – si pensava che dalla cedolare sarebbero arrivati più di due miliardi e mezzo nel 2011 e quasi quattro nel 2012. Ora le stime degli incassi a regime si attestano poco sotto il miliardo. Ed è evidente che una differenza così grande non può essere spiegata solo con il mancato recupero del sommerso: di fatto, pesano anche le scelte dei proprietari in regola, che hanno rinunciato alla tassa piatta per scelta (scarsa convenienza) o per necessità (regole complesse e limiti alle possibilità di opzione).
Per le casse pubbliche, lo scarso appeal della cedolare non è necessariamente un danno, perché la “tassa piatta” comporta pur sempre un risparmio d’imposta (e quindi una perdita di gettito) rispetto alla normale tassazione con l’Irpef. Ma il discorso è più complesso, perché bisognerebbe poter dividere la cedolare sugli affitti che erano già in regola (che causa una perdita allo Stato) da quella sulle locazioni che prima erano in nero (che porta risorse fresche): una divisione che non è ancora stata resa nota.
Il trade-off è molto simile a quello che potrebbe verificarsi con la detrazione delle spese documentate con scontrini e ricevute: da un lato, la perdita quasi certa di gettito su tutti i pagamenti in regola; dall’altro, la possibilità di far emergere una serie di transazioni che oggi restano in nero. Non a caso, il Governo e il direttore delle Entrate hanno manifestato tutta la propria contrarietà alla norma che il Parlamento vorrebbe inserire nella delega per la riforma fiscale.
Il caso della cedolare, comunque, non si presta a letture semplicistiche. Se le denunce degli inquilini sono meno del previsto, non è solo per una comunanza di interessi con i proprietari – che pure in qualche caso può esistere – ma anche perché la possibilità di ottenere un canone superscontato passa attraverso un iter tutt’altro che lineare. Senza dimenticare le regole della nuova imposta, che possono aver scoraggiato molti proprietari dall’adesione: opzione solo cartacea per i vecchi contratti o per quelli assistiti da una garanzia, raccomandata all’inquilino, rinuncia all’aggiornamento Istat, e così via.
Fa riflettere, in questo senso, il dato fornito al Parlamento dal direttore delle Finanze, Fabrizia Lapecorella, secondo cui le somme versate a titolo di «primo acconto cedolare» sono rimaste sostanzialmente uguali nei primi dieci mesi del 2011 e del 2012. Per tracciare un bilancio di quest’anno, comunque, bisogna aspettare che vengano contabilizzati i pagamenti effettuati entro venerdì scorso, scadenza per il versamento degli acconti. E poi sarà interessante che cosa succederà dal 2013, quando le deduzioni forfettarie concesse a chi applica il regime ordinario si assottiglieranno dal 15 al 5%: almeno per la matematica, l’appeal della cedolare dovrebbe aumentare.

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