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La cedola bassa lancia il BTp Italia

Alzi la mano chi ha il coraggio di rimpiangere gli alti rendimenti dei BTp. Se ne ha il coraggio. Perchè quelle cedole molto alte equivalgono a un incubo per il sistema Italia. Averne nostalgia, ora che lo spread è calato sotto quota 300, è a tutti gli effetti un’opportunità più che un problema. Tant’è che le alternative di investimento non mancano. Dimmi che investitore sei, verrebbe da parafrasare, e scoprirai che titolo fa al caso tuo. Perchè per un risparmiatore dal modesto profilo di rischio l’opzione numero uno è la sottoscrizione di un titolo di Stato in collocamento e portarli alla scadenza. Fare trading sui BTp è attività tipica di investitori dalla competenza superiore: nell’ultimo anno ha dato molte soddisfazioni a chi ha preferito tenersi alla larga dalle azioni e ha puntato sulla volatilità del debito sovrano (vedi grafici qui di fianco).
L’alternativa più indicata per il retail è rappresentata dai BTp Italia che dopo i 27 miliardi raccolti nel 2013 vedrà nuove emissioni il prossimo anno, offrendo l’opportunità di coprirsi dall’inflazione incassando un extrarendimento aggiuntivo; quanto, sarà tutto da capire. Ma il successo delle tre emissioni di quest’anno sono un precedente sufficientemente confortante per chi ha questo obiettivo di portafoglio. A conti fatti, rispetto ad altri buoni poliennali di analoga duration, il BTp Italia offre cedole sempre superiori, grazie anche al bonus riservat a chi li sottoscrive in sede di collocamento. Diverso il caso di chi vuole riposizionare il proprio portafoglio: il calo dei rendimenti può provocare una caccia alla cedola rischiosa. «Nel breve il movimento di compressione sulla parte speculativa dell’investment grade è destinata ad aumentare – dice Fabrizio Biondo, direttore investimenti di Swan am Lugano –. È utile scendere leggermente di qualità, aumentare la diversificazione ma non allungare più di tanto la duration: noi puntiamo su titoli di non oltre nove mesi. Il rischio di downside è alto».
D’altronde con un rally di fine anno parallelo di azioni, obbligazioni ed euro, si devono mettere in conto prese di beneficio. Si tratta di capire quanto provvisorie. Per questo si guardano i corporate, anche di paesi emergenti, che sono cresciuti molto in termini di qualità. «I mercati corporate sono sempre più soggetti al rischio di una bolla – dice Marco Palacino, managing director di Bny Mellon – Sia nei Paesi avanzati che in quelli emergenti, gli investitori potrebbero essere disposti a pagare prezzi eccessivi rispetto ai fondamentali. Per chi invece preferisce restare nel territorio casalingo, vedo molti riposizionamenti verso scadenze meno usuali, in particolare i BTp a 5 o a 15 anni. Dal rischio ovviamente superiore, visto che all’emissione restano fuori dall’ombrello di protezione della Bce».

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