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La Cassazione: i migranti devono adeguarsi ai valori dell’Occidente

«I migranti devono conformarsi ai nostri valori». Lo ha stabilito la Cassazione condannando un indiano di religione sikh, che girava con alla cintura il coltello sacro kirpan, a 2 mila euro di ammenda per porto di arma impropria. «È essenziale — sottolineano i giudici della Prima sezione — l’obbligo per l’immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale». «Non è tollerabile — si legge poi nel verdetto — che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel Paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante».
L’uomo di origine indiana, fermato dalla polizia di Mantova «perché portava senza un giustificato motivo un coltello lungo 18,5 centimetri idoneo all’offesa per le sue caratteristiche», si era «rifiutato » di consegnare il kirpan sostenendo che fosse «conforme ai precetti della sua religione». Condannato in primo e secondo grado, l’uomo aveva fatto «personalmente » ricorso in Cassazione. «Il porto del coltello — aveva sostenuto — è giustificato dalla mia religione e trova tutela nell’articolo 19 della Costituzione». «Portare il coltello, come il turbante — aveva aggiunto — costituisce un adempimento religioso».
Ma la Suprema Corte, respingendo il ricorso, ha ribadito alcuni principi giuridici già affermati in due precedenti sentenze analoghe. Sì alla società multietnica, ma no a deroghe sulla sicurezza, sostiene in sostanza la Suprema Corte. «La società multietnica — scrivono i giudici — è una necessità, ma non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali configgenti, a seconda delle etnie che la compongono, ostandovi l’unicità del tessuto culturale e giuridico del nostro Paese che individua la sicurezza pubblica come un bene da tutelare e, a tal fine, pone il divieto del porto di armi e di oggetti atti ad offendere ». La decisione della Cassazione ha suscitato reazioni opposte: esulta il centrodestra, il Pd esorta alla tolleranza. La Cei invita la politica a non strumentalizzare », mentre per Massimo Introvigne, direttore del Cesnur, «la sentenza è discutibile».
«Ora basta burqa o niqab in luoghi pubblici», tuona il senatore leghista Roberto Calderoli ». «Sentenza sacrosanta», dichiara Giorgia Meloni (FdI). «Una bocciatura netta di quell’integrazione al contrario che propone la sinistra», commenta il deputato Luca Squeri (Fi). «Sarebbe curioso chiedere ai giudici cosa intendano per cultura occidentale, una nozione su cui sfido chiunque, a partire dai Salvini di turno, a dare un’unica definizione», chiosa il deputato dem Khalid Chaouki. «Ci preoccupa la fanfara della xenofobia, che userà la sentenza come un’arma nei confronti di qualcuno», avvisa il deputato dem Emanuele Fiano. «La Cassazione ribadisce che l’integrazione non può prescindere dal rispetto giuridico di alcune regole su cui è strutturata la nostra società, con i suoi valori », osserva monsignor Giancarlo Perego, direttore di “Migrantes”, fondazione della Cei. «Sentenza discutibile — spiega Introvigne — Il kirpan è un simbolo: la disponibilità a difendere non solo la propria fede, ma anche gli oppressi contro le ingiustizie. Credo che i giudici non abbiano fatto una grande analisi religiosa. Molti Stati la pensano diversamente: Canada, Usa e Gran Bretagna, ad esempio, autorizzano i sikh a portarlo».
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