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La Cassazione aiuta (poco) i risparmiatori

di Morya Longo

La Corte di Cassazione ha messo il sigillo finale: la Consob può essere chiamata a risarcire i risparmiatori traditi da investimenti truffaldini. La notizia, arrivata mercoledì, ha probabilmente galvanizzato tanti risparmiatori messi in ginocchio dai vari bond Cirio o Parmalat o da crack aziendali come Freedomland o Giacomelli: se il principio della responsabilità è stato messo nero su bianco dalla Cassazione – si saranno chiesti – potrà essere applicato a tanti altri casi di risparmio tradito? Insomma: la Consob potrebbe ora essere chiamata a risarcimenti a catena? «Il Sole 24 Ore» ha interpellato quattro diversi giuristi per capirlo. Le loro risposte divergono. Ma una cosa è certa: la sentenza della Cassazione non comporta alcun automatismo per gli altri casi di risparmio tradito e, in fin dei conti, non fa altro che confermare un principio già esistente.

La sentenza della Cassazione riguarda un caso vecchio (del 1994): quello della Sfa, una sim autorizzata dalla Consob che ha portato a un crack di 120 miliardi di lire. La Corte ha riconoscito la responsabilità della Commissione per omessa vigilanza e l'ha condannata a risarcire i risparmiatori traditi. In realtà, precisa la Consob, il risarcimento è già stato effettuato tra il 2005 e il 2007. Ma la sentenza rappresenta comunque una vittoria per gli avvocati dei risparmiatori, lo studio Pampana Buscemi: è infatti la prima volta in cui la Cassazione si pronuncia sulla responsabilità della Consob, se si esclude una sentenza del 2001 per vicende accadute negli anni 80. Il punto è ora capire se questa decisione crei un precedente e se possa essere applicata ad altri casi di risparmio tradito.

Alcuni esperti ritengono di no. «La sentenza non innova nulla – osserva l'avvocato Sergio Calvetti, che ha ottenuto la condanna in primo grado della Consob per il crack di Freedomland –. La normativa già prevede che la Commissione sia responsabile quando si dimostra che non ha vigilato. Tant'è vero che ci sono già alcune condanne, come quella sul caso Freedomland». Dello stesso parere un altro avvocato, che preferisce restare anonimo. Altri, invece, ritengono che la sentenza della Cassazione faciliterà le richieste di condanna delle autorità di vigilanza: «È vero che sulla carta il principio della responsabilità della Consob esisteva già – ribatte l'avvocato Paola Pampana – ma è anche vero che era molto difficile ottenere sentenze in Tribunale in questo senso. Ora la Cassazione ha ribadito, dunque rafforzato, il principio». Concorda Fabrizio Tedeschi, ex responsabile della divisione intermediari della Consob (oggi libero professionista): «La Cassazione ha fissato il principio secondo cui un'eventuale incuria nella vigilanza può portare alla responsabilità della Consob».

Insomma: le opinioni sono tante e diverse. Cerchiamo dunque di estrapolare gli unici fatti certi. Uno. La Cassazione non ha inventato nulla, ma ha solo rafforzato un principio già esistente. Due. La sentenza non si applica automaticamente ad altri casi: per ottenere un risarcimento dalla Consob, il risparmiatore dovrà sempre dimostrare in Tribunale che l'omessa vigilanza è stata con-causa della truffa. Tre. La sentenza afferma che la responsabilità della Consob è extracontrattuale: in tal caso la prescrizione è di soli 5 anni. Ma, fanno notare alcuni, se c'è anche un processo penale la prescrizione si allinea con quella del reato penale. Torniamo dunque alla domanda iniziale: la sentenza della Cassazione crea un precedente applicabile a tutti i casi di risparmio tradito? La risposta è probabilmente no: potrebbe facilitare i risarcimenti, ma nulla è scontato.

 

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