Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La cassaforte di Del Vecchio, nuove regole per il successore

«Qualora il signor Leonardo Del Vecchio cessi di detenere più del 50% dei diritti di voto» nella Delfin «o di essere un manager di categoria A (anche in caso di incapacità) si applicherà quanto segue …». L’imprenditore alla guida di EssilorLuxottica ha appena messo mano allo statuto della Delfin, la cassaforte di famiglia (sei figli da tre diverse compagne) che ha asset stimati per oltre 20 miliardi. E siccome si tratta della più influente holding del risiko finanziario con le sue partecipazioni strategiche in Mediobanca (13% autorizzata a salire fino al 20%), Generali (4,8%), Unicredit (2%), ogni mossa nella governance potrebbe avere ricadute ben oltre le sue quattro mura.

È un lavoro di fino in alcuni passaggi ma un ritocco di sostanza nell’articolo 9.3, quello che stabilisce, appunto, che cosa succede nel momento in cui l’anziano imprenditore (85 anni) lascia la holding. Le opzioni sono tre ma la più importante è la prima: «Il signor Leonardo Del Vecchio sarà automaticamente sostituito con la persona da lui precedentemente designata in una dichiarazione scritta indirizzata al consiglio di amministrazione» e chi lo sostituisce diventerà consigliere di classe B. Oggi l’unico di classe A è Del Vecchio.

Dov’è la novità? Nella precedente versione (2017), erano previste le dimissioni automatiche del «consigliere B più anziano» di Delfin o qualsiasi altro amministratore designato da Del Vecchio. Quindi rispetto al passato quando contestualmente al patron avrebbe dovuto lasciare il posto anche uno tra Mario Notari, Romolo Bardin, Aloyse May e Giovanni Giallombardo (i quattro manager B) da oggi, o meglio dal 17 marzo, data di efficacia delle modifiche allo statuto, nessuno si dovrebbe dimettere ma entrerebbe un nuovo o una nuova manager, garantendo la continuità nel mix di competenze. Forse Del Vecchio ha già consegnato al cda il nome in busta chiusa.

La seconda opzione entra in pista se non è stato designato nessuno. A quel punto subentrerebbe automaticamente il «più alto in grado degli osservatori di cui all’articolo 9.2». In Delfin sono figure importanti (massimo tre) perché legittimate da una nomina assembleare e perché partecipano ai cda pur senza diritto di voto. Se non scattano le prime due opzioni, allora decide l’assemblea con le maggioranze dell’articolo 15 comma 6.

Lo statuto è molto complesso e forse solo i legali ne hanno le chiavi. L’ex operaio con tre lauree honoris causa, secondo le ultime comunicazioni in Lussemburgo (luglio 2019), ha la piena proprietà sul 25% del capitale di Delfin e l’usufrutto sul 75%. Nel frattempo resta al centro del traffico finanziario sull’asse, un po’ curvo, Trieste-Agordo-Milano. E a Parigi è riuscito a piazzare il suo manager di punta, Francesco Milleri, al comando di Essilux, il gigante da 14,4 miliardi di ricavi 2020 (-15%) che ha integrato le lenti di Essilor con le montature e la distribuzione di Luxottica.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa