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Se la cassa italiana «attrae» l’M&A

In principio fu la leva. Comprare società a debito e scaricare quel debito sulla medesima società. Poi, nei casi piu fortunati, ripagarsi quel debito con la cassa della sempre medesima società. Roba da manuale della finanza rampante. La prima scalata a leva risale agli Anni ’80: fu quella sulla RJR Nabisco, conglomerata alimentare americana (proprietaria, tra l’altro, delle patatine Chipster).
Ma non c’è bisogno di risalire così indietro nel tempo: negli ultimi tempi a Piazza Affari è tornata di «moda» la scalata a leva. Gli investitori stranieri sembrano avere uno spiccato amore per l’Italia. Ma, più che il BelPaese, fa gola la cassa di società quotate. Lo schema è più o meno sempre lo stesso: si lancia un’Opa e poi il debito con le banche (che hanno finanziato l’Opa)lo si ripaga con i tesoretti che si trovano in dote dentro le società preda. Di fatto si scala un’azienda gratis, o quasi. La bravura sta nell’individuare aziende che hanno cassa e che magari il mercato snobba.
Il caso più clamoroso, anche perché è il più recente, è quello di Italia On Line. Il «faraone» Naguib Sawiris, vecchia conoscenza dell’Italia e delle scalate a debito (comprò tutta a leva Wind dall’Enel per 12 miliardi di euro), ora è il nuovo proprietario della storica, ma decaduta, Seat Pagine Gialle. La società degli elenchi telefonici è confluita dentro Italia On Line, il portale ex Infostrada-Wind rimasto in mano al magnate egiziano. Iol aveva rilevato le quote dei fondi speculativi che avevano rastrellato a saldo il debito monstre di Seat (poi convertito in azioni): un pacchetto che valeva il 54% e che ha costretto Sawiris a lanciare un’Opa nel 2015. Ed ecco che puntuale è arrivato il maxi-dividendo che permetterà a Sawiris di ripagarsi la scalata a Seat: 79 milioni di super-cedola mentre in origine era previsto solo un assegno simbolico (anche perché Seat ha fatto solo 2 milioni di utili).Da dove vengo quei soldi? Semplice: dalla cassa di Seat, appunto. Tutto regolare, ma così la già decotta Seat si vede scippare pure l’unico jolly che le era rimasto: il tesoretto (tecnicamente rimangono ancora 42 milioni in cassa, ma sono briciole).
E «scippo del tesoretto» è lo slogan che per anni il fondo Amber (e le associazioni dei piccoli risparmiatori) hanno gridato contro Lactalis, il colosso francese del latte che ha scalato nel 2011 (anche in questo caso tutto a debito) la Parmalat. Il gruppo alimentare di Collecchio all’epoca aveva in cassa 1,4 miliardi. Nel caso dei francesi, però, non ci fu nessun maxi-dividendo, ma fecero comprare a Parmalat un’azienda del loro stesso gruppo. A parte il palese conflitto di interesse, c’era anche un disegno industriale.
Ma ora che (vari) buoi sono scappati dla stalla, ecco che il Governo è sceso in campo: con la dibattuta norma anti-scalate. Oggi peraltro la barriera contro le scorribande (ma se qualcuno lancia un’Opa o compra azion sul mercato, si chiama semplicemente finanza) potrebbe scattare per la prima volta. Contro Vincent Bollorè che a fine anno ha tentato un blitz a sorpresa su Mediaset, rastrellando il 29,9%.

Simone Filippetti

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