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La casa, l’Europa e il caso dell’Imu «Va cambiata, non è equa»

BRUXELLES — L’Imu può e deve essere rivista in senso più progressivo perché sia anche più equa, e possa ridistribuire più reddito. In due parole: deve essere corretta, migliorata. Lo dice la Commissione Europea, nel suo rapporto annuale sull’occupazione e gli sviluppi sociali nei 27 Stati membri, che fra l’altro dipinge un’Italia minacciata dalla «trappola della povertà di massa». Da Bruxelles, le parole sull’Imu rimbalzano a Roma, tra un coro di polemiche. E a tarda sera Laszló Andor, il commissario Ue al Lavoro che ha firmato il dossier, precisa: «Il rapporto rileva semplicemente che la riforma avrebbe avuto un impatto più progressivo sulla distribuzione del reddito se avesse trasferito la sua base dai valori catastali teorici ai valori di mercato… In effetti il governo italiano aveva proposto una revisione così ma questa non è stata accettata dal Parlamento».
Secondo fonti ufficiose, varie telefonate si sono intrecciate ieri sera fra Bruxelles e Roma, per calmare la tempesta. Placatesi (forse) le polemiche, ora resta il senso dei giudizi espressi da Bruxelles. Il rapporto della Commissione critica innanzitutto la vecchia Ici, che non ha «avuto impatto sulle disuguaglianze» e ha «leggermente aumentato la povertà». Poi, viene il monito sull’Imu. Su cui, per la prima volta, la Ue tira le somme: «Una nuova tassa sulla proprietà è stata introdotta in Italia nel 2012 in seguito alle raccomandazioni (della stessa Ue, ndr) sulla riduzione del trattamento fiscale favorevole sulla casa… La riforma include alcuni aspetti di equità (deduzione di 200 euro per la residenza principale, deduzioni supplementari per figli a carico, una differenza marcata fra la tassazione delle abitazioni principali e secondarie). Tuttavia, altri aspetti (aggiornamento dei valori catastali, deduzioni non legate alla capacità contributiva dei redditi dei cittadini, definizione di residenza principale e secondaria) potrebbero essere ulteriormente migliorati, così da accrescere la progressività dell’imposta».
«Una misura iniqua», ha commentato subito da Roma Antonio Di Pietro. «La Ue ci prende a sberle», ha chiosato Nichi Vendola. E altre staffilate sono giunte dal Pdl. «L’Unione europea ha preso atto che l’Italia ha fatto quello che la stessa Ue ci aveva raccomandato di fare», ha invece risposto il primo ministro Mario Monti. Ammettendo poi che «degli aspetti potrebbero essere migliorati, come la progressività».
L’Imu è tuttavia solo un passaggio, nelle centinaia di pagine del rapporto, vera radiografia piena di ombre per quasi tutti i Paesi. Poiché definisce «improbabili» quei progressi economico-sociali nel 2013, che fino a un mese fa molti scorgevano all’orizzonte. Quanto all’Italia, compare in fondo a gran parte delle statistiche, affiancata alla Grecia, o alla Bulgaria, e lontana dalla Germania o dall’Olanda: Bruxelles la vede non lontana dalla «trappola della povertà di massa», poiché quasi un quarto dei suoi abitanti corre «un alto rischio di entrare nella povertà», e «scarse probabilità di uscirne». E ancora: le tasse sono molto alte, Roma ha aumentato le imposte «sul lavoro, i consumi, i capitali», innalzando di un punto il cuneo fiscale anche se già nel 2001 «era al di sopra della media europea».
L’Italia, avverte Andor, sta in quel Sud d’Europa sempre più distante dal Nord: «La differenza più impressionante è quella fra il Nord e il Sud e la periferia dell’Eurozona. Grecia, Italia, Portogallo e anche Irlanda hanno avuto tutte dei cali di produzione nel 2008-2009, e da allora sono state su una china discendente».

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