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La casa dei coniugi separati non osta al bonus fiscale

L’agevolazione “prima casa” non inciampa sulla separazione coniugale. Con la sentenza 3931 di ieri, la Cassazione ha stabilito che la comproprietà di una casa in capo a coniugi legalmente separati è da considerare come una comproprietà tra “estranei”; pertanto, se si tratta di una comproprietà acquistata senza applicazione dell’agevolazione “prima casa”, essa non impedisce un nuovo acquisto agevolato da parte di uno dei due.
Inoltre, secondo l’ordinanza 3753 del 18 febbraio 2013, la Cassazione ha ritenuto che la trasmissione della casa coniugale da un coniuge all’altro, in dipendenza di un procedimento di separazione coniugale, non determina la decadenza dall’agevolazione se la casa è stata comprata da meno di cinque anni.
Il principio affermato nella sentenza 3931 è importante perché costituisce una inedita notevole limitazione dell’applicazione della norma in base alla quale l’agevolazione “prima casa” è impedita se nell’atto di acquisto l’acquirente non «dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare». L’espressione «titolare esclusivo o in comunione con il coniuge» viene di solito interpretata nel senso che se Tizio è già proprietario esclusivo di una abitazione nel medesimo Comune oppure i coniugi Mevio e Caia sono comproprietari (in comunione ordinaria o legale) di altra abitazione nel medesimo Comune, nessuno di essi può avvalersi dell’agevolazione “prima casa”, a meno che prima non alieni questa loro proprietà o comproprietà. Invece, se comproprietari di quell’abitazione siano i fratelli Mario e Paolo (per averla, ad esempio, ereditata), per loro, da questa contitolarità, non deriva un impedimento ad avvalersi della agevolazione “prima casa” ove volessero acquistare un’altra abitazione. Ora invece la Cassazione afferma che la separazione coniugale (oltre a tramutare la comunione “legale” in “ordinaria”) determina una situazione che «deve essere equiparata alla contitolarità indivisa dei diritti sui beni tra soggetti tra loro estranei, che è compatibile con le agevolazioni» e ciò in quanto «la titolarità di una quota è simile a quella di un immobile inidoneo a soddisfare le esigenze abitative», vale a dire un’abitazione la cui proprietà non impedisce di ottenere l’agevolazione “prima casa” se si compie un nuovo acquisto.
L’ordinanza 3753 afferma invece un principio sorprendente, in quanto diametralmente opposta alla decisione assunta dalla stessa Cassazione nella sentenza 2263 del 3 febbraio 2014, nella quale era stata affermata la decadenza dall’agevolazione per alienazione infraquinquennale, a prescindere dal fatto che si trattasse di una alienazione intervenuta in dipendenza di una separazione coniugale.

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