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La Casa Bianca striglia l’Europa “Mercati scettici, serve di più pronti a isolare l’economia Usa”

OGGI una teleconferenza d’emergenza tra i ministri economici del G7 affronta la nuova crisi globale provocata dai timori di crac nel sistema creditizio spagnolo. Ormai non è più solo contro la Germania che si concentrano le critiche dal resto del mondo. Bce e Commissione europea vengono ritenute corresponsabili del disastro. Sotto processo non è unicamente l’austerity, più urgente è il pericolo di bancarotta nel settore del credito. «I mercati rimangono scettici — dichiara il portavoce di Obama, Jay Carney — che le misure prese finora siano sufficienti a garantire una ripresa in Europa, e ad allontanare il rischio di peggioramento della crisi. Bisogna fare altro. Comunque, siamo pronti a compiere tutti i passi necessari per isolare l’economia americana dall’impatto negativo della crisi in eurozona ».
Fin qui la linea d’attacco è la dottrina Obama di sempre: l’austerity dell’eurozona è un suicidio, crea recessione e disoccupazione, peggiora gli stessi squilibri di finanza pubblica che vorrebbe sanare. Ha il tono della disperazione l’attacco della Casa Bianca. Ne va delle chance di rielezione di Obama a novembre, dopo una raffica di segnali di rallentamento che confermano il contagio dall’euro verso gli Stati Uniti e i Brics.
Ma oltre all’accusa contro le Germania perché ignora l’abc di una politica economica anti-depressiva, la Casa Bianca apre un nuovo fronte. Il portavoce di Obama cita la crisi delle banche europee. Perfino George Bush — è il pesante messaggio della Casa Bianca — si comportò meglio dell’Unione
europea. Il segretario al Tesoro Tim Geithner «ha discusso con i suoi partner europei le lezioni che imparammo nel 2008, e che oggi potrebbero essere applicate in Europa ». Quali lezioni? Dopo il crac di Lehman, Bush intervenne con la ri-capitalizzazione forzata delle altre banche. Venne approvato dal Congresso il “fondo Paulson” da 600 miliardi di dollari. Obama conosce l’obiezione a quell’intervento (obiezione di Occupy Wall Street ma anche della destra neoliberista “pentita”), cioè che scaricò le malefatte dei banchieri sulle spalle dei contribuenti americani. Il seguito di quella vicenda però ha un finale meno negativo. Gli aiuti pubblici alle banche Usa sono stati recuperati nella massima parte. Poi è stato il mercato a farsi carico della fase successiva del risanamento. Le banche più deboli sono state comprate dalle più forti (vedi l’operazione Bank of America su Merrill Lynch). Gli investitori ne hanno tratto la fiducia sufficiente per partecipare a nuovi aumenti di capitali. Oggi il sistema creditizio americano è ben più solido di quello europeo, anche grazie ai rigorosi
“stress test” delle autorità di vigilanza che hanno simulato situazioni di crisi per verificare come reagirebbero gli istituti Usa.
Le accuse di Obama trovano un’ampia risonanza. Il ministro delle Finanze del Canada, Jim Flaherty, nel rivelare la teleconferenza del G7 sposa la linea americana: «Il problema numero uno oggi sono le banche europee, la loro debolezza, la loro mancanza di
capitali, e il fatto che le nazioni dell’euro non hanno affrontato questo problema in maniera adeguata ». Uno sherpa del G7 si spinge oltre: «L’allarme deriva dalla possibilità di un assalto agli sportelli bancari in Spagna, che avrebbe ripercussioni ben oltre l’eurozona ». Fanno quadrato attorno all’America di Obama anche gli
emergenti. Il Brasile si unisce alla pressione sulla Merkel: «Quei Paesi europei che se lo possono permettere — e non sono molti — devono stimolare la ripresa con manovre di spesa pubblica». In quanto alla Cina, ha diramato istruzioni a tutti i rami della sua amministrazione pubblica, perché preparino piani d’emergenza in caso di uscita della Grecia dall’euro. Sulla questione bancaria l’interrogativo di Obama resta senza risposta. Se le banche spagnole sono sull’orlo del baratro, per Washington non c’è alternativa alla “terapia del 2008”: ciò che non può essere salvato va liquidato in una “bad bank”, poi gli interventi pubblici devono essere un passaggio transitorio, in vista di una vendita delle banche deboli ad altri istituti più forti. Problema: se questo significasse al termine che l’intero settore creditizio della Spagna diventa tedesco? In America non è un problema quando una banca del North Carolina (Bank of America) ne divora una con sede a New York (Merrill Lynch), ma l’Europa è un’altra cosa.

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