Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Casa Bianca spaventa la Borsa con la supertassa sui capital gain

Joe Biden punta a raddoppiare il prelievo fiscale sui capital gain, le plusvalenze realizzate sugli investimenti finanziari. L’anticipazione dell’agenzia Bloomberg , accolta con ribassi sui listini azionari, conferma un progetto che era noto: equiparare il regime fiscale dei capital gain a quello dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, per i ceti più abbienti. Dunque l’aliquota sulle plusvalenze – per chi ha redditi annui oltre il milione di dollari – verrebbe allineata allo scaglione più elevato dell’Irpef federale, che lo stesso Biden vuole aumentare al 39,6%. Inoltre resterebbe in vigore una sovrattassa del 3,8% introdotta da Barack Obama per la sua riforma sanitaria. Risultato: dall’attuale 20% il prelievo sulle plusvalenze balzerebbe fino al 43,4%.
Non è una vera sorpresa, visto che già un anno fa in campagna elettorale abbondavano proposte simili in campo democratico. Biden ha sempre sostenuto che è razionale, oltre che giusto, tassare la finanza almeno quanto il reddito da lavoro. Allineare le aliquote sul capital gain di Borsa a quelle dell’Irpef federale rientra in questa logica. È politicamente appetibile dopo quarant’anni in cui l’America ha visto aumentare le diseguaglianze, ed è aumentata la concentrazione di ricchezza nelle mani di chi ha più patrimonio investito in titoli mobiliari. Questo raddoppio abbondante del prelievo sulle plusvalenze rientra nella stessa logica che ispira la proposta della segretaria al Tesoro Janet Yellen di introdurre una global minimum tax sulle multinazionali per contrastare il fenomeno dell’elusione fiscale.
Resta da superare l’ostacolo più grosso: il sì del Congresso. In particolare al Senato, dove l’equilibrio tra destra e sinistra viene “spezzato” dal voto di spareggio della vicepresidente Kamala Harris, ogni riforma fiscale rischia di avere un iter contrastato. In quest’ottica, il timore dei mercati può essere collegato con un’altra notizia di ieri. Vista da lontano sembra una piccola questione di ingegneria istituzionale, ma le conseguenze potrebbero essere sostanziali. La Camera di Washington ha votato la “promozione” del District of Columbia a 51esimo Stato dell’Unione. Il District of Columbia, che contiene appunto la capitale federale, è fin dalle origini in un limbo costituzionale: il Congresso ha giurisdizione su molti aspetti della vita locale, i cittadini di Washington non eleggono deputati né senatori ma solo un sindaco. I residenti lamentano di essere dei cittadini di serie B, “tassati ma non rappresentati”. Ora il passaggio cruciale è un voto al Senato. Tutti sanno qual è la posta in gioco: la città di Washington ha una grossa popolazione afroamericana, e moltissimi pubblici dipendenti, quindi è uno Stato che andrebbe certamente ad aumentare la maggioranza democratica. Per Biden potrebbe essere una svolta, mettendo al sicuro la sua capacità di governo. Proprio per questo la battaglia al Senato sarà aspra.
Tutte le riforme fiscali diventano parte di un grande negoziato tra democratici e repubblicani, e tra le diverse correnti del partito democratico. Le nuove tasse, inclusa quella sul capital gain, dovrebbero fornire una copertura almeno parziale per la seconda manovra Biden: una legge di spesa per duemila miliar di di investimenti in infrastrutture da spalmare nel decennio. Il presidente è deciso a finanziare questo New New Deal con un prelievo fortemente progressivo, quindi redistributivo.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Le previsioni della Commissione europea sull’economia dell’Unione e dell’Italia rappresentano ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Con un coordinamento esemplare, le due maggiori economie mondiali hanno rilasciato una "doppietta" d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il 2021 offre un parziale esonero contributivo, pari a un massimo 3mila euro, a lavoratori autonomi ...

Oggi sulla stampa