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La carica delle riforme: solo una su cento ce la fa

Chiusa la partita delle commissioni, l’attività del Parlamento può andare a regime. E iniziano a sperare le oltre 1.500 proposte di legge che sono già state presentate alla Camera e al Senato: più di 900 a Montecitorio e oltre 600 a Palazzo Madama. Ce la farà a tagliare il traguardo e a diventare legge l’idea di ripristinare la festività di San Giuseppe il 19 marzo o l’introduzione del diritto di visita dei nonni oppure la valorizzazione della civiltà nuragica o ancora le disposizioni a tutela dell’integrità fisica e psichica degli equini? Proposta, quest’ultima, che fa il paio con l’altra presentata al Senato che pure ha a cuore la tutela del cavallo?
Non sono che alcune fra le centinaia di idee di riforma, che già il 15 marzo, primo giorno di seduta del nuovo Parlamento, risultavano depositate copiose: 324 alla Camera e 210 al Senato, gran parte delle quali ripescate dalla passata legislatura. Si sa che la speranza è l’ultima a morire e così senatori e deputati di lungo corso ci ritentano e tornano a sponsorizzare disegni di legge che non hanno fatto breccia nel Parlamento precedente. Un rito che si ripete a ogni rinnovo delle Camere. Così è stato anche questa volta.
È il caso, per rimanere a un tema dibattuto in questi giorni, del diritto di cittadinanza, ovvero dell’introduzione dello ius soli nel nostro ordinamento, così come dei disegni di legge contro la pedofilia o la violenza sulle donne, di quelli sui requisiti di ammissione ai concorsi nelle Forze armate, sugli albi professionali, sulla tutela di città e paesaggi, sull’affollamento delle carceri. E via dicendo, fino ad arrivare ai 1.500 attuali.
Numeri, c’è da giurare, destinati a crescere e a raggiungere cifre stratosferiche, sempre che la legislatura regga. Per rimanere solo alle ultime quattro, nella tredicesima legislatura si sono oltrepassati i 13mila disegni di legge, nella quattordicesima i 10mila, cifra sfiorata anche nell’ultima.
Migliaia di atti, di cui solo una piccolissima parte riesce a raggiungere il traguardo. Appena poco più dell’1% delle riforme nate in Parlamento, infatti, è riuscito a diventare legge. Dato che, però, non frena la produttività e la creatività di senatori e deputati. In particolare di alcuni, veri e propri “forzati” del disegno di legge.
Più fortuna hanno, invece, le proposte del Governo, che – sempre nelle ultime tre legislature – è riuscito a far arrivare in porto, in media, il 30% dei propri disegni di legge. Performance che risente del sempre più massiccio ricorso ai decreti legge (con il conseguente disegno di legge di conversione) e del peso delle proposte di ratifica. Il fatto, in ogni caso, è sintomatico di una tendenza che nelle ultime legislature vede sempre di più ridotto il ruolo propositivo delle Camere.
C’è da pensare che questa volta non sarà diverso e che delle centinaia di disegni di legge già presentati, ben pochi riusciranno a farsi strada. I precari equilibri del Governo non lasciano, infatti, prevedere larghi spazi di manovra che non siano quelli destinati all’approvazione di riforme funzionali all’uscita dalla crisi economica e di poche altre come il sistema elettorale o il finanziamneto pubblico dei partiti o ancora – ma la strada appare più complessa – l’assetto istituzionale, dal bicameralismo alla riduzione del numero dei parlamentari. Interventi questi ultimi che, però, impongono di metter mano alla Costituzione.
Insomma, c’è da pensare che nell’attuale situazione anche quell’1% di disegni di legge che in passato è riuscito a tagliare il traguardo sia un obiettivo ambizioso. E che, dunque, pure questa volta per la stragrande maggioranza delle molte proposte di legge – sarebbe meglio dire, per quasi tutte – non sia ancora arrivato il momento.
Se ne dovranno fare una ragione i gruppi storici, come quello del Pd, che già guida la classifica con 605 disegni di legge (conteggiando anche le proposte in cui gli esponenti pidiessini sono non solo primi firmatari), di cui 165 al Senato e 440 alla Camera, o come il Pdl (326 Ddl in tutto) o la Lega (177 atti depositati). Ci sono, però, anche nuove formazioni, come Scelta civica per l’Italia, che hanno già preso il ritmo e sono a quota 160 proposte presentate. È pur vero che “dentro” Scelta civica ci sono partiti di casa in Parlamento, come l’Udc.
Più contenuto il fervore legislativo del Movimento 5 stelle. Dai grillini sono finora arrivate 29 proposte: dalla soppressione dell’obbligo di assicurazione dei professionisti all’orario di apertura degli esercizi commerciali, dal contrasto all’omofobia e transfobia a quello della mafia, dall’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla vicenda Monte dei Paschi alla riforma elettorale. Realismo sulle attuali capacità del Parlamento di legiferare o piuttosto circospezione da primi giorni di scuola?

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