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La cancellazione del saldo Irap mette a rischio i crediti inutilizzati

L’eliminazione per gran parte delle imprese e dei professionisti del saldo Irap 2019, confermata senza modifiche anche dalla conversione del decreto Rilancio, crea situazioni paradossali, a cui è difficile trovare una giustificazione logica. Una di queste, che potrebbe essere corretta modificando i modelli dichiarativi, riguarda il credito del periodo d’imposta precedente. Vediamo perché.

Il testo oramai definitivo dell’articolo 24 del Dl 34/2020 conferma che «non è dovuto» né il versamento del saldo Irap 2019 né quello della prima rata di acconto 2020, con l’esclusione di chi, nel 2019, ha realizzato ricavi/compensi per oltre 250 milioni di euro, degli intermediari finanziari e delle società di partecipazione (articolo 162-bis del Tuir), delle imprese di assicurazione e delle pubbliche amministrazioni (articoli 7 e 10-bis del Dlgs 446/1997).

Oltre alla precisazione che «resta fermo» l’acconto dovuto per il 2019 (per cui chi non ha versato a sufficienza deve procedere al ravvedimento operoso per evitare la sanzione del 30%), si aggiunge che il mancato acconto 2020 «è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare per lo stesso periodo d’imposta». Se il venir meno del primo acconto accontenta tutti (in misura diversa tra chi avrebbe dovuto pagare il 40% e chi il 50%, ex articolo 58 del Dl 124/2019), lo stop al saldo è irrilevante per alcuni soggetti e favorevole per altri, secondo un meccanismo definito «randomico» da Assonime (circolare 12/2020). Già è stato segnalato (si veda «Il Sole 24 Ore» del 21 maggio) che una situazione di saldo “a debito” riguarda essenzialmente:

chi nel 2019 ha versato gli acconti col metodo storico e determina ora una imposta dovuta per il medesimo periodo superiore a quella del 2018;

chi, in virtù dell’articolo 58, essendo «soggetto Isa» e non superando nel 2018 il limite per l’applicazione di tali indici, ha versato nel 2019 un acconto complessivo del 90%, e ora determina per il 2019 un debito d’imposta non inferiore a quello 2018.

Pur in assenza di chiarimenti ufficiali, ma in linea con la circolare Assonime 12/2020, si ritiene che una posizione creditoria (quale quella determinata da acconti versati in misura superiore all’imposta dovuta) resti tale, non essendo interessata dalla eliminazione dei versamenti, e potendo quindi dar luogo alla compensazione, pur con le limitazioni di cui all’articolo 3 del Dl 124/2019.

Ma le situazioni più strane si hanno in sede di riporto dell’eventuale credito 2018. Per semplicità, ipotizziamo il caso di una impresa che nel 2018 ha versato acconti per 100mila euro ma che ha determinato a saldo una imposta dovuta pari a zero, chiudendo la dichiarazione con un credito riportabile pari agli acconti versati. Se l’imposta dovuta per il 2019 è pari a 120mila euro, in linea teorica dello stesso ammontare dovrebbe essere l’importo da versare a saldo, “abbonato” dall’intervento del decreto Rilancio. Ma che ruolo gioca il credito di 100mila euro riportato dal periodo precedente?

Facciamo due ipotesi. Nella prima, l’eccedenza risultante dalla precedente dichiarazione è stata utilizzata integralmente in compensazione orizzontale, per cui la dichiarazione termina con un importo (da non versare) pari a 120mila euro. Nella seconda, l’eccedenza non è stata utilizzata (magari per l’assenza del visto di conformità o di debiti da compensare), con la conseguenza che il debito emergente dalla dichiarazione (e “abbonato” dall’articolo 24 del Dl 34/2020) è pari (solo) a 20mila euro. Per cui, partendo dalla stessa situazione, nella prima ipotesi il contribuente si è portato a casa l’intero credito e non versa una discreta somma, mentre nella seconda il credito viene perduto e l’impatto del decreto Rilancio è modesto.

Si ritiene che, intervenendo sui modelli (azione comunque necessaria visto che le dichiarazioni Irap terminano con dei «versamenti dovuti» che nessuno farà, creando potenzialmente delle iscrizioni a ruolo), sia opportuno parificare le due situazioni: entrambe le imprese hanno diritto a vedersi riconosciuto il credito di 100mila euro, a prescindere che l’abbiano utilizzato o meno. In sostanza, il debito Irap 2019 dovrebbe essere pari a quanto dovuto a titolo di acconto, mentre la parte versata in più (o in eccedenza dal 2018) deve rimanere un’eccedenza d’imposta utilizzabile secondo le ordinarie regole.

Nell’attesa, un suggerimento potrebbe essere quello di utilizzare integralmente in compensazione orizzontale tutti i crediti Irap pregressi prima di presentare il modello Irap 2020, eventualmente a costo di presentare una dichiarazione integrativa Irap 2019 munita del visto di conformità, ove necessario per procedere alla compensazione.

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