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La caduta di Finmeccanica, meno 20%

di Antonella Baccaro

ROMA — È stata una giornata drammatica ieri per Finmeccanica, il gruppo dell'aerospazio e della difesa, che occupa 71 mila dipendenti, controllato al 32% dal Tesoro. Il titolo della società, guidata da Giuseppe Orsi, è crollato del 20% in Borsa in seguito alle notizie sui conti dei primi nove mesi del 2011: risultato netto in calo di 324 milioni, rispetto ai 321 milioni di utili dello stesso periodo, ordini ridotti del 21%, niente dividendo da distribuire e una prospettiva per la fine dell'anno «significativamente peggiore» rispetto al 30 settembre, per effetto di alcune svalutazioni che verranno evidenziate a fine anno.
Sempre per l'intero 2011, i vertici di Finmeccanica prevedono ricavi compresi tra i 17 miliardi e i 17,5 miliardi di euro, mentre il risultato operativo rettificato dovrebbe attestarsi su un valore negativo di 200 milioni. Intanto quello relativo ai primi nove mesi è negativo per 188 milioni rispetto agli 856 positivi dello stesso periodo del 2010 a causa degli oneri non ricorrenti legati al settore aeronautico: 753 milioni per il programma del B787, l'aereo della Boeing, di cui Alenia realizza parti della fusoliera e lo stabilizzatore di coda, su cui gravano penali e il riprezzamento di alcuni componenti. In forte crescita l'indebitamento, passato a 4,66 miliardi di euro dai 3,13 miliardi di fine 2010.
Il bilancio è stato approvato lunedì sera all'unanimità dal consiglio d'amministrazione, cui non ha partecipato, in modo del tutto irrituale, il presidente Pier Francesco Guarguaglini, che poi ha firmato il bilancio, a sancire la guerra in atto ai vertici. Una guerra che potrebbe portare presto alle dimissioni di Guarguaglini, il manager coinvolto in inchieste giudiziarie sugli appalti, forse quando il nuovo governo si sarà insediato e verrà indicato il nome del nuovo ministro del Tesoro, azionista di riferimento.
Ieri Orsi ha negato che il cambio al vertice sia alle viste: «Non dipende da me e non credo che sia oggi nelle previsioni». Ma l'operazione portata a termine ieri dal manager lodigiano testimonia la volontà di prendere in mano il gruppo e procedere a un riassetto che molto probabilmente porterà fuori dalla dirigenza societaria molti degli «uomini» voluti da Guarguaglini, a partire dalla moglie Marina Grossi, anche lei coinvolta nelle inchieste giudiziarie. E infatti Orsi, che ha parlato di «discontinuità» rispetto al passato, non ha negato che sia in corso un riassetto dell'Elettronica per la difesa che porterà a riunire le tre Selex (Selex Sistemi Integrati, guidata dalla Grossi, Selex Elsag e Selex Galileo).
Sibillina la risposta di Orsi agli analisti che gli chiedevano se il presidente avesse condiviso il piano di riorganizzazione: «Credo di sì» ha detto. Ma intanto ieri l'amministratore delegato ha ricevuto i pieni poteri dal consiglio circa la sua attuazione. Le dismissioni dovrebbero portare un miliardo nella casse della società in modo da ridurre l'indebitamento finanziario netto «al di sotto dei 2,5 miliardi entro fine 2012».
«Potremmo prendere in considerazione la cessione dell'intero settore ferroviario» ha detto l'amministratore delegato ribadendo che «l'impegno assoluto» del gruppo è deconsolidare AnsaldoBreda: «Stiamo avendo colloqui con alcuni player internazionali». Perciò se i potenziali acquirenti «esprimessero interesse» anche per il settore del «segnalamento», in cui opera Ansaldo Sts, «potremmo prendere in considerazione la cessione dell'intero settore ferroviario». Non è stata esclusa nemmeno la cessione del 14% in Avio. Sull'aeronautica è stato già approvato e avviato un piano, siglato con le organizzazioni sindacali, per la ristrutturazione delle attività.
«Confido che già nel 2012 Finmeccanica possa tornare positiva» ha concluso Orsi speranzoso.
 

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