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La caduta del Pil frena

La caduta rallenta ma l’Italia registra il nono trimestre di crescita negativa raggiungendo l’1,9% di calo del Pil (Prodotto interno lordo). La ripresa sembra quindi lontana, come rileva anche la leader della Cgil Susanna Camusso. Ma il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, da Bruxelles, rassicura sull’imminente fine della recessione e insiste: «Le previsioni per il quarto trimestre sono comunque positive» afferma, chiarendo che il dato annuo sarà in linea con quello ipotizzato per il 2013 — una flessione dell’1,8% — nella definizione della legge di Stabilità e ribadendo che non ci sarà quindi «ulteriore necessità di intervento».
In Europa comunque le cose vanno meglio, anche se non di molto: nell’area della moneta unica la stima preliminare di crescita del Pil è risultata pari allo 0,1% su base trimestrale mentre su base annuale il dato è ancora negativo per lo 0,4%. «In prospettiva, il prodotto dovrebbe continuare a recuperare a un ritmo modesto» conferma la Bce nel suo Bollettino di novembre, rilevando che l’attività economica da un lato «dovrebbe beneficiare di un progressivo rafforzamento della domanda delle esportazioni». Mentre dall’altro lato potrebbe essere appesantita dagli ancora necessari aggiustamenti di bilancio e dalla disoccupazione «elevata». I dati indicano inoltre «un possibile prolungato periodo di bassa inflazione» e dunque il consiglio Bce si aspetta «tassi di interesse di riferimento pari o inferiori ai livelli attuali per un periodo prolungato». Infine resta difficile il mercato del credito in tutta Eurolandia ma in particolare in Italia, Belgio e Olanda.
Ma non basta. A mettere in luce altre lacune del nostro Paese è stato ieri l’Ocse nel suo rapporto su governi e Pubblica amministrazione indicando come in Italia la spesa pubblica nel 2011 arrivava quasi al 50% del Pil, contro il 45,4% della media dei Paesi più industrializzati. Fra i quali l’Italia spicca anche per essere agli ultimi posti per la fiducia che i cittadini nutrono verso la politica. L’Ocse infine sostiene che il dirigente pubblico sia più pagato a Roma che a Berlino o Parigi o Tokyo: 650 mila dollari, tre volte oltre la media. Ma è un azzardo perché — come ha subito precisato il ministero della Pubblica amministrazione — successivamente, dal 2012, c’è una legge che fissa in 302 mila euro lordi il tetto delle retribuzioni nel settore statale. In ogni caso ieri analisi e statistiche non sono state certo consolanti per l’Italia. Mentre in Parlamento la commissione bilancio del Senato lavorava per raggiungere un accordo sulla legge di Stabilità puntando sull’inammissibilità di un terzo, circa mille, degli emendamenti presentati e rinviando di qualche giorno (venerdì o sabato invece di lunedì) l’approdo alla discussione dell’Aula, le uniche notizie positive sono arrivate dai mercati con lo spread in calo a 235 punti base con un rendimento per i Btp decennali del 4,05% come i Bonos spagnoli. Oggi il consiglio dei ministri potrebbe esaminare il decreto «Destinazione Italia» per l’attrazione degli investimenti esteri. Nel provvedimento non è invece più prevista la norma per tagliare gli oneri sulle energie rinnovabili: un taglio che avrebbe alleggerito la bolletta elettrica per famiglie e imprese.

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