Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La buona fede salva l’acquisto

L’immobile è aggiudicato all’asta anche se il titolo esecutivo per il pignoramento viene annullato. È quanto accaduto al contribuente, che si è visto espropriare gli immobili, sebbene il giudice tributario avesse annullato l’avviso di liquidazione e l’Agenzia delle entrate avesse comunicato lo sgravio. Per le sezioni unite della Cassazione (sentenza 21110 del 28/11/2012), la posizione del terzo aggiudicatario in buona fede merita maggiore tutela rispetto a quella dell’esecutato. Infatti, nella espropriazione forzata, l’acquisto del bene pignorato da parte dell’aggiudicatario in buona fede non viene meno nel caso di sopravvenuto accertamento della inesistenza del titolo esecutivo del creditore procedente. In tal caso, alla parte ingiustamente espropriata spetta il ricavato della vendita e il risarcimento degli eventuali danni, per responsabilità aggravata del creditore.

Questo il principio di diritto affermato dalla Corte di cassazione, nell’ambito di una vicenda processuale alquanto peculiare. Ottenuto, in sede tributaria, l’annullamento definitivo dell’avviso di liquidazione, il contribuente proponeva opposizione avverso la espropriazione intrapresa in proprio danno dalla Gest Line Spa (poi Equitalia Polis Spa) sulla base del suddetto titolo. Il Tribunale di Nola non si limitava ad accogliere l’opposizione, dichiarando la inesistenza del diritto a procedere di Equitalia, ma riteneva, altresì, salvi i diritti dei terzi aggiudicatari dei beni pignorati. Avverso quest’ultimo capo della sentenza, lo stesso contribuente proponeva ricorso per Cassazione, adducendo due motivi: il venir meno dei diritti degli aggiudicatari, a seguito dell’accertata inesistenza del titolo esecutivo, e l’inapplicabilità dell’art. 187-bis disp. att. c.p.c. al caso di specie. La Corte dichiarava inammissibile l’impugnazione per carenza di interesse del ricorrente e, nel rilevare una «questione di particolare importanza», pronunciava il riferito principio, ex art. 363, III comma, c.p.c..

La motivazione prende spunto dall’art. 2929 cod. civ. («La nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita o l’ assegnazione non ha effetto riguardo all’acquirente o all’assegnatario, salvo il caso di collusione con il creditore procedente») ed esamina i diversi orientamenti giurisprudenziali sul punto. Il primo (Cass. 1768/1967; 21439/2004; 3531/2009 e 13824/2010), che limita la applicazione della norma ai soli vizi formali; l’altro (Cass. 1968/1969; 8471/1991 e 9744/1997), che ne estende il campo anche ai vizi afferenti il titolo esecutivo, sulla base di un generale principio di tutela dell’affidamento incolpevole e della esigenza di non scoraggiare, preventivamente, gli interessati all’acquisto dei beni pignorati. La Corte, pur condividendo l’orientamento meno restrittivo, precisava come detta disposizione, in sé sola considerata, non fosse riferibile alla fattispecie, in quanto strettamente connessa alla diversa ipotesi di «nullità degli atti esecutivi». Per contro, «il difetto di un idoneo titolo esecutivo non si traduce in un vizio del procedimento, bensì nella mancanza del diritto del preteso creditore ad agire in executivis».

E se la esistenza di un valido titolo è «condizione dell’azione esecutiva», che deve permanere per l’intera durata della stessa, «destinata altrimenti a divenire improcedibile», il difetto di un idoneo titolo non si traduce in causa di nullità degli atti in cui il procedimento si articola.

Ciò significa, secondo le Sezioni unite, che il terzo acquirente o assegnatario del bene pignorato, estraneo al rapporto creditore-debitore, «deriva il proprio diritto da una sequela di atti culminanti nel decreto di trasferimento», la cui validità non è stata messa in discussione nel caso di specie, in quanto l’acquisto è avvenuto «in base a una serie di atti posti in essere sotto il controllo del giudice, conformi al modello legale e privi di vizi intrinseci».

Argomento a sostegno della tesi si rinviene nella previsione dell’art. 187-bis, I comma, disp. att. c.p.c. («In ogni caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo avvenuta dopo l’aggiudicazione, anche provvisoria, o l’assegnazione, restano fermi nei confronti dei terzi aggiudicatari o assegnatari, in forza dell’articolo 632, secondo comma, del codice, gli effetti di tali atti»), di recente introdotta con la novella del 2005. La sentenza si chiude con due precisazioni. Da un lato, si esclude il principio di stabilità e autonomia dell’acquisto del terzo (aggiudicatario o assegnatario) nel caso di dimostrata collusione dello stesso con il creditore procedente in danno dell’esecutato; dall’altro, si attribuisce alla parte ingiustamente espropriata il diritto sul ricavato della vendita e la facoltà di agire per il risarcimento degli eventuali danni nei confronti del creditore, che, colposamente, abbia agito in sede esecutiva in difetto di titolo. Il principio di diritto affermato dalla Cassazione, seppur di impatto, appare, nella sostanza, condivisibile e correttamente motivato, anche per il richiamo alla novella del 2005. Più discutibile, invece e sotto il profilo procedurale, è la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti degli aggiudicatari.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa