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La Bper studia un nucleo di soci stabili al 20% L’interesse per la Valtellina

Anche Bper avvia il conto alla rovescia per la trasformazione in spa. L’assemblea si terrà il 26 novembre e ai soci dissenzienti sull’abbandono — imposto per legge — della forma cooperativa verrà garantito il diritto di recesso a 3,807 euro per azione. Ma appare scontato il passaggio alla società per azioni. E tra Modena e Bologna da tempo si lavora alla creazione di uno zoccolo duro di soci che coaguli il 15-20% del capitale, così da radicare sui territori di riferimento la banca, che proprio nel 2017 festeggia i 150 anni dalla fondazione.

Si propone come perno l’associazione «Bper Valori e Valore», costituita a fine 2015 da una ventina di imprenditori e esponenti locali, con la partecipazione — fra gli altri — anche del vicepresidente di Bper Alberto Marri. Da un iniziale 4,4% a poco a poco l’associazione si è ampliata e oggi pesa per quasi il 7% del capitale. Presieduta dal costruttore Giorgio Pulazza, rappresenta bene una parte dell’azionariato Bper, da sempre punto di riferimento dell’imprenditoria emiliana. Dell’associazione fanno parte, per esempio, imprenditori come Alessandro Fagioli e Giuseppe Poggiali, o Claudio Martinelli (questi ultimi già ai vertici di Pop. Ravenna, poi incorporata in Bper). Gli altri punti fermi dell’azionariato post-popolare dovrebbero essere l’Unipol guidata da Carlo Cimbri, accreditata di una quota vicina al 3% e forte di un accordo di bancassurance (analoga a quella con il Banco Popolare), e le fondazioni della galassia Bper, a cominciare dall’ente Banco di Sardegna, che ha il 49% dell’omonimo istituto (il 51% è della capogruppo modenese) ed è titolare di oltre il 2% di Bper. Altri apporti potrebbero arrivare dalle fondazioni Cr Provincia dell’Aquila, di Vignola, Banca del Monte di Foggia, Cr Bra, senza dimenticare le grandi famiglie imprenditoriali come i Seragnoli o i Vacchi: il patron di Ima, Alberto Vacchi, sarebbe stato anche sondato per un ruolo nel consiglio da rinnovare per due terzi ad aprile 2017.

«Bisogna aspettare le assemblee di trasformazione, poi si può immaginare che qualcosa succederà», ha confermato ieri l’amministratore delegato di Bper, Alessandro Vandelli, a margine dell’esecutivo Abi, «Ma non c’è nulla sul tavolo in questo momento». Alla banca modenese interessano i territori del Nordest (aveva trattato per Veneto Banca prima dell’arrivo del Fondo Atlante) o della Valtellina, con target Popolare di Sondrio e Credito Valtellinese. «Sono realtà con le quali abbiamo ottimi rapporti, quindi magari fosse possibile fare qualcosa». Il mercato scommette proprio su Bper e Creval per il prossimo risiko, dopo la fusione Bpm-Banco. Ieri Bper è salita di un altro 4,77% a 4,25 euro, portando a circa il 30% il rialzo nell’ultimo mese, Creval del 7,59% (e del 30% in un mese). Nelle presentazioni al mercato Vandelli — che ha stretto tre giorni fa un’alleanza con Amazon per facilitare l’e-commerce ai clienti — si vanta di essere a capo di una banca che nonostante 8 anni di crisi è riuscita comunque a realizzare profitti per oltre 800 milioni (65 milioni solo nel primo semestre del 2016) e che adesso, prima in Italia e tra le prime in Europa, ha ottenuto la promozione della Bce sui cosiddetti «modelli interni» di valutazione dei crediti, un passaggio tecnico che le ha fatto aumentare il patrimonio al livello più alto, pari al 14,5% rispetto a un minimo richiesto da Francoforte del 9,25%: in valori assoluti significa 1,65 miliardi di patrimonio in più, un cuscinetto da usare in un’eventuale fusione. O per sostenere la riduzione dei crediti in sofferenza, pari a 7 miliardi lordi coperti al 58,5%: dopo i circa 450 milioni di npl ceduti a luglio ad Algebris e Cerberus, si punta a venderne altri 200 milioni entro il 2016.

Fabrizio Massaro

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