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La bozza sul rientro dei capitali: sanzioni ridotte e stop al penale

Pronto il piano del Governo per il rientro dei capitali in Italia. Nella bozza messa a punto dal Tesoro nessuna aliquota agevolata per chi decide di aderire alla «collaborazione volontaria» e dichiarare spontaneamente al fisco italiano attività finanziarie, beni e finanziamenti detenuti all’estero. Nei quattro commi con cui il Governo punta a introdurre anche in Italia la voluntary disclosure nel rispetto delle indicazioni Ocse, il vero punto di forza per convincere i contribuenti a denunciarsi al Fisco, sta tutta nell’esclusione delle sanzioni penali.
Sconto sulle sanzioni che però allo stesso tempo rappresenta il vero snodo dell’intero piano. La norma messa a punto dal Tesoro è infatti al centro di un serrato confronto con Palazzo Chigi e soprattutto con la Giustizia. E comunque con l’obiettivo di chiudere la partita nelle prossime ore così da poter valutare concretamente di far salire sul carro della legge stabilità, in discussione alla Camera, anche il rientro di capitali.
In questo senso un indizio concreto arriva dalla stessa bozza del Governo secondo cui la “voluntary disclosure” made in Italy potrà essere attivata entro il 30 settembre 2016. Come dire che il rientro dei capitali e la legge di stabilità in corso di approvazione hanno lo stesso orizzonte temporale. Le risorse una tantum che saranno recuperate andranno infatti a finanziare già dal 2014, e per l’intero triennio, il fondo automatico per tagliare il cuneo cui confluiranno anche le risorse della lotta all’evasione e della spending review targata Cottarelli (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). A completare il piano c’è anche la norma sull’autoriciclaggio cui sta lavorando in prima persona il Pm milanese Francesco Greco, già invocata dalla Commissione guidata dallo stesso Pm durante il Governo Monti.
La questione sullo scudo alle sanzioni penali è dunque ancora aperta. Nello schema di norma «sugli effetti della procedura di «collaborazione volontaria», ora all’esame del Guardasigilli, viene prevista espressamente l’esclusione della punibilità da 1 a 3 anni nei confronti dei contribuenti che hanno commesso reati di infedele e omessa dichiarazione, mentre per i reati più gravi di dichiarazione fraudolenta con false fatturazioni o artifici contabili la sanzione viene ridotta della metà, passando da un minimo di 18 mesi a 9 e da un massimo di 6 a 3 anni di reclusione.
Lo schema messo a punto va a ritoccare le norme del monitoraggio fiscale e l’omessa o infedele dichiarazione è quella del quadro RW della dichiarazione dei redditi. In questo senso viene prevista anche una riduzione delle sanzioni della metà se le attività sono detenute in paesi white list e ridotte solo di un quarto se invece sono state nascoste al Fisco italiano in Paesi Black list.
Ad attivare la procedura di collaborazione volontaria sarà direttamente il contribuente presentando alle Entrate una richiesta ad hoc in cui dovrà indicare tutti gli investimenti e le attività costituiti o detenuti all’estero (anche se indirettamente), fornendo tutti i documenti e le informazioni utili per la ricostruzione dei redditi che «servirono per costituirli, acquistarli o che derivano dalla loro dismissione». La dichiarazione dovrà riguardare tutti i periodi su cui il fisco può ancora procedere all’accertamento. Per far sì che l’operazione sia valida il contribuente dovrà versare in un’unica soluzione le somme dovute in base all’accertamento e le relative sanzioni entro i termini dell’accertamento stesso (60 giorni) o entro venti giorni dalla presentazione dell’atto di accertamento con adesione.
Attenzione poi ad attestare il falso. Secondo lo schema del Governo chi bleffa rischia da sei mesi a un anno di carcere.
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