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La Borsa tenta il rimbalzo, spread sotto 300

Piazza Affari, spread e titoli bancari continuano a dare segnali di nervosismo. Nelle ultime 24 ore le azioni del listino italiano sono cadute sui minimi da aprile 2017 per poi recuperare nel finale di seduta con l’indice Ftse Mib che ha archiviato un rimbalzo di un punto percentuale riportandosi al di là della soglia dei 20mila punti. Discorso analogo per il mercato obbligazionario. Dopo un picco al 3,72% il rendimento del Bund decennale è sceso al 3,55%. Volatilità che ha fatto ballare lo spread con il Bund prima a 314 e poi a 296 punti. Nel mezzo i titoli bancari, da settimane sulle montagne russe per via dei 400 miliardi di BTp in portafoglio. È stato calcolato che un aumento dello spread BTp-Bund di 100 punti base riduce l’indice patrimoniale Cet1 di circa 35-40 punti base. E dato che dallo scorso maggio lo spread è aumentato di quasi 200 punti (era a 120) questo contribuisce a spiegare come mai il Ftse Ita Banks da allora abbia perso il 31% (al netto del +1,4% messo a segno ieri) e come mai si tema, nel caso questo quadro dovesse perdurare, un rischio di ricapitalizzazione per alcuni istituti.
La forte volatilità – confermata dai Cds sull’Italia che hanno superato la soglia dei 270 punti – trova ragion d’essere nella difficoltà degli investitori a interpretare la posizione del governo in un contesto in cui i calcoli degli organismi internazionali divergono dalle stime di crescita del governo sulla base delle quali intende ottenere dalla Commissione europea l’ok a un deficit/Pil al 2,4% per il prossimo anno. Il vicepremier Matteo Salvini anche ieri è rimasto sui suoi passi («sulla riforma della Fornero niente e nessuno ci potrà fermare») mentre il premier Giuseppe Conte ha provato a rassicurare i mercati («confido che quando leggeranno la nostra manovra ci potrà essere maggiore tranquillità da parte degli investitori»).
Intanto oggi si apre una due giorni importante per il Tesoro. Si parte con l’asta di BoT a 12 mesi per un controvalore di 6 miliardi a cui seguiranno i collocamenti di medio-lungo termine di domani con BTp a 3, 7, 15 e 30 anni per un range compreso tra 6 e 8 miliardi. Nel caso il Tesoro collocasse il massimo importo ai tassi espressi ieri dal mercato secondario ci sarebbe un esborso aggiuntivo in termini di interessi di oltre 1,2 miliardi di euro (costo da spalmare non in un anno ma per tutta la durata dei nuovi titoli che saranno venduti) rispetto ai tassi di mercato dello scorso aprile (quando sul debito non c’era tensione).
La “buona” notizia è che lo spread tra il BTp a 10 anni e quello a 2 anni resta su livelli elevati (205 punti) e sta ad indicare che c’è pressione sulla carta italiana ma non il timore di una sostenibilità. La “cattiva” notizia è che la volatilità pare destinata a proseguire. A fine mese è atteso il giudizio sul debito italiano di Moody’s e Standard and Poor’s. A fine novembre il nullaosta della Commissione europea sulla manovra. «È molto probabile che la Commissione respinga la manovra – spiega David Roche, presidente di Independent Strategy, autore di una ricerca sul legame tra populismo e mercati finanziari presentata ieri da Arca sgr-. E che il governo italiano mantenga la linea dura. A quel punto non è da escludere un ulteriore aumento dello spread».

Vito Lops

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