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La Borsa tenta il primo recupero, i tassi sui Bot volano al 6,08%

di Stefania Tamburello

ROMA — Anche gli investitori, i trader e gli speculatori tirano il fiato. Così ieri è stata una giornata di tregua per le borse e i mercati, perlomeno per quel che riguarda l'Italia e i suoi titoli di Stato. Piazza Affari ha chiuso in positivo guadagnando lo 0,97%, sono calati i rendimenti dei Btp e sono tornati a restringersi gli spread rispetto ai Bund tedeschi dopo i disastrosi record di mercoledì. La tensione però è rimasta alta, come se la corsa dovesse riprendere dopo la pausa. Sotto osservazione, anche ieri, l'evoluzione della crisi politica dopo la conferma delle dimissioni del governo Berlusconi e il rafforzamento dell'ipotesi di un esecutivo tecnico a guida dell'ex commissario europeo Mario Monti.
La giornata non inizia bene, con le borse asiatiche di Tokyo e Hong Kong che fanno rimbalzare in Europa la chiusura negativa provocata dai timori sul debito sovrano dell'Italia. E c'è, a creare incertezza, l'attesa per l'asta dei Bot annuali che il Tesoro ha voluto far svolgere regolarmente nonostante gli allarmi del mercoledì supernero: all'apertura delle contrattazioni i rendimenti dei Btp ripartono toccando per i decennali il 7,39% con gli spread che viaggiano verso i valori massimi del giorno prima. Sembra avvicinarsi un nuovo più pesante tracollo. Invece le pressioni si allentano.
Interviene la Bce per acquistare titoli italiani soprattutto, riferiscono gli operatori, quelli a più breve scadenza che nei giorni scorsi hanno fatto registrare i balzi più forti dei rendimenti. E i risultati dell'asta dei Bot annuali per 5 miliardi di euro vengono accolti dagli esperti del settore e dal Tesoro con sollievo. Perché c'è stata una buona domanda e i rendimenti di assegnazione sono di un punto inferiore di quelli attesi sulla base del pre mercato. Anche se sono altissimi, il 6,08% lordo, quasi il doppio dei tassi applicati nell'asta di un mese fa, il livello più alto da 14 anni, dal settembre 1997. A Francoforte, dalla sede di Eurotower tornano a farsi sentire le perplessità sulla politica di acquisto dei titoli dei Paesi in difficoltà con Peter Praet, esponente belga del comitato esecutivo che ricorda come questo tipo di interventi «non possono essere cronicizzati». I titoli pubblici italiani però intanto recuperano, lo spread riesce anche a scendere sotto quota 500, ma poi risale e qualche operatore osserva che l'aumento avviene quando a Roma le aspettative di un nuovo esecutivo sembrano ingarbugliarsi tra veti e ripensamenti.
Poi, di nuovo, le tensioni si allentano, dal Quirinale torna a farsi sentire la voce del presidente Giorgio Napolitano al quale da Washington arriva l'espressione di fiducia del presidente Usa Barak Obama. Al Colle sale anche Mario Monti e l'ipotesi di un suo governo tecnico diventa più concreta.
Sui mercati dei titoli pubblici, lo spread tra i Btp decennali e i Bund di uguale durata si attesta a quota 511 punti base, il rendimento lordo chiude a 6,90% appena sotto la soglia di allarme rosso del 7%. Gli interessi sui titoli a 5 e 2 anni arretrano, portandosi rispettivamente al 6,98% e al 6,40%.
Anche la Borsa di Milano va in altalena: partita con ribassi superiori all'1%, inverte rotta raggiungendo guadagni del 3%, per poi archiviare la giornata in rialzo dello 0,97% e registrare la miglior seduta tra le piazze europee. Francoforte chiude in rialzo dello 0,66% ma Londra, Parigi e Madrid cedono rispettivamente lo 0,28%, lo 0,34% e lo 0,36%. Pesa la paura per i debiti sovrani, soprattutto in Francia dove lo spread tra i titoli decennali francesi e il bund vola al record storico di 170 punti (era sotto i 40 punti all'inizio dell'estate). Sul fronte valutario, la moneta unica chiude a 1,36sul dollaro.
 

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