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La Borsa si infiamma su Tim Brasil

Nel giorno dell’offerta di Telefonica su Telco, i riflettori restano puntati sulla vera gallina dalle uova d’oro del gruppo italiano: Tim Brasil, controllata di Telecom Italia, che potrebbe ora essere ceduta o oggetto di “spezzatino”: non è un caso che Tim Participaciones alla Borsa di San Paolo abbia evidenziato ieri rialzi attorno al 6% dopo aver toccato punte oltre il 10,7 per cento.
Borsa prudente
Mentre al di là dell’Atlantico iniziavano le speculazioni, a Piazza Affari l’operazione è stata valutata con più prudenza. Telecom ha guadagnato l’1,7% mentre Mediobanca ha archiviato il 3,6%. Bene anche Generali (+1,4%), altro soggetto coinvolto nella partita, mentre Intesa Sanpaolo ha chiuso a +0,4%. Telefonica, dopo un inizio al ribasso, ha invece terminato la seduta alla Borsa di Madrid in lieve rialzo (0,22%).
Tra gli addetti ai lavori, l’operazione ha ancora diversi punti oscuri. Restano da chiarire soprattutto le conseguenze sulle prospettive di crescita per Telecom Italia, anche se il gruppo spagnolo si è affrettato a confermare le attese di sviluppo della controllata tricolore. Inoltre l’operazione Telefonica-Telco – secondo gli analisti di Moody’s – non mette in salvo Telecom da un possibile declassamento del debito a livello “spazzatura”. Chi, a parere degli analisti, ha invece guadagnato maggiormente dall’operazione, è stata Mediobanca. Con un premio dell’85% rispetto all’attuale quotazione di Telecom, la banca d’affari ha ottenuto una plusvalenza di 60 milioni.
Pro e contro per Telefonica
Gli analisti hanno cominciato a fare i conti sui pro e contro dell’operazione per Telefonica. Secondo Ivan San Felix, di Renta 4, l’operazione non avrebbe «molto senso, perché Telecom è troppo indebitata. Non so se è il posto adeguato dove dirigere gli investimenti». D’altra parte, con l’aumento di partecipazione, il gruppo spagnolo potrebbe dover consolidare il debito di Telecom, cosa che – come sottolinea Andrés Bolumburu, della banca Sabadell, «non è auspicabile».
Ma per il gruppo iberico guidato da Cesar Alierta ci sono anche grandi vantaggi nell’operazione, che gli costerà circa 845 milioni di euro.
I riflettori sono sul prezzo a cui l’operazione è stata effettuata a 1,09 euro per azione. È infatti vero che il valore di carico delle azioni Telecom (da un punto di vista contabile) per il gruppo iberico è oggi non lontano da questo valore: a 1,2 euro, a causa della svalutazione che si è resa necessaria per tutti i soci di Telco per venire incontro al prezzo di mercato.
Tuttavia il vantaggio è più evidente per gli iberici se si guarda il costo storico della partecipazione: nel 2007 Madrid acquistò le azioni a 2,85 euro (2,53 euro i soci italiani). Ora invece compra a 1,09 euro per azione. Quindi Telefonica riesce a diminuire notevolmente la media del costo storico (dal 2007 ad oggi) della sua partecipazione a 1,8-1,9 euro: valori quindi sicuramente più congrui.
Inoltre con 845 milioni di euro (più un altro miliardo per salire al 100% di Telco nel 2014) Telefonica riuscirà ad avere mani libere su Tim Brasil, vera gallina dalle uova d’oro di Telecom Italia: di recente valutata circa 10 miliardi di euro dal Cda del gruppo presieduto da Franco Bernabè. Se Telefonica assumerà il pieno controllo di Telecom in Europa – viene fatto notare dagli analisti brasiliani – sarà indirettamente socia maggioritaria di Tim in Brasile, dove è già proprietaria della Vivo.
Questa posizione dominante degli iberici non dovrebbe essere accetta dal Cade, cioè l’autorità brasiliana che si occupa di concentrazione tra aziende. Quindi le opzioni possibili sono due: la vendita di Tim Brasil a un gruppo ancora non presente sul mercato brasiliano oppure, opzione più probabile, lo spezzatino di Tim Brasil tra gli attuali competitor telefonici del mercato brasiliano, cioè Vivo (di proprietà di Telefonica), Claro (che fa capo alla America Movil del magnate Carlos Slim) e Oi (il “campione” nazionale delle tlc). Proprio in caso di break-up, Telefonica potrebbe incassare tra i 4 e i 5 miliardi di euro e, inoltre, riuscirebbe a diminuire la concorrenza degli operatori sul promettente mercato carioca. Ma l’operazione non si dovrebbe concretizzare prima del prossimo anno.

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