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La Borsa rallenta il rally, euro in calo

Nel giorno in cui non sono arrivate significate novità sulla questione greca (le trattative tra Atene e i creditori entrano nel vivo oggi e potrebbero concludersi domani o al più tardi nel fine settimana) i mercati finanziari hanno offerto ulteriori segnali di ottimismo per gran parte della seduta quando i principali listini azionari europei hanno messo a segno rialzi superiori al punto percentuali, per giunta seguiti all’exploit di lunedì. Sul finale delle contrattazioni però il rialzo si è in parte sgonfiato: Piazza Affari ha terminato gli scambi a +0,35%, Francoforte è salita dello 0,72%, Madrid dello 0,3% e Parigi dell’1,2%. Il parziale ritracciamento è attribuibile a delle prese di profitto da parte di chi ha preferito prendere posizionarsi alla finestra in vista di un accordo – quello tra Atene e i creditori – che pare probabile, ma non può essere considerato ancora sicuro al 100%. Nel corso della seduta i mercati non sono sembrati però preoccupati dall’incognita del parlamento greco che potrebbe rifiutarsi di approvare l’ultima versione della proposta di Atene mirata a sbloccare fondi in cambio di riforme, secondo quanto dichiarato dal vicepresidente del parlamento Alexis Mitropulos. Lo dimostra il balzo della Borsa di Atene (+6%) che segue il +9% messo a segno alla vigilia. Tuttavia la partita resta aperta: secondo Deutsche Bank le nuove proposte avanzate dalla Grecia hanno un effetto recessivo sul Pil pari a circa il 3%, proposte che in parte contemplano un livello di austerità che non rientra tecnicamente nel mandato dato dagli elettori al premier Alexis Tsipras lo scorso 25 gennaio, quando si è insediato. 
In attesa di novità dalla Grecia è stato il mercato valutario il vero protagonista di giornata. L’euro si è fortemente indebolito scivolando da 1,136 della vigilia fino a un minimo intraday di 1,113. E questo nonostante i dati macro sfoggiati dall’Eurozona abbiano evidenziato nuovi segnali di ripresa: l’indice Pmi manifatturiero a giugno è salito a 54,1 punti, il livello più alto degli ultimi 4 anni. In realtà non è stato tanto l’euro a indebolirsi quanto il dollaro a rafforzarsi. In particolare dopo le dichiarazioni da “falco” dell’esponente della Federal Reserve Jerome Powell secondo cui l’economia statunitense potrebbe essere pronta per un primo rialzo dei tassi di interesse a settembre e per un secondo incremento a dicembre. Powell ha spiegato che l’economia Usa è probabilmente destinata a rafforzarsi nella seconda metà dell’anno. Lo stesso ha affermato, nel dettaglio, che ci sono 50 possibilità su 100 di un incremento dei tassi di interesse già a settembre. Queste dichiarazioni hanno prevalso ai dati macroeconomici contrastati arrivati dagli Usa. Gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti a maggio sono scesi dell’1,8%. Il dato è peggiore attese degli analisti, che scommettevano su un calo dell’1%. Il dato è stato in parte compensato da quello positivo sulla vendita di nuove case a giugno salite del 2,2% rispetto a maggio a un passo annuale pari a 546mila unità, il livello più alto da febbraio 2008. Gli analisti attendevano un rialzo a 522mila.
Sul mercato dei titoli di Stato i bond di Atene a 2 anni sono scesi dal 22 al 19,9% (venerdì erano al 30%). I tassi dei titoli a 10 anni sono scesi dall’11% al 10%. Si è ampliato invece nel finale di seduta rispetto ai minimi di giornata (117) lo spread BTp-Bund che ha chiuso a 127 punti, lo stesso livello della vigilia. Il rendimento del decennale italiano si attesta al 2,14%, due punti in più rispetto al rispettivo titolo spagnolo. La periferia ha evidenziato nel rush finale di seduta prese di beneficio, ma anche un po’ di nervosismo. Segnale che la partita greca non è ancora del tutto archiviata.

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