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La Borsa premia il salva-banche ma salgono i costi

ROMA.
Le banche italiane dovranno anticipare al Fondo di risoluzione non tre ma quattro annualità (deducibili però ai fini Ires), un conto ancora più gravoso del previsto per il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti, che da ieri hanno riaperto il battenti con le nuove società, alleggerite dai crediti deteriorati, confluiti in un’unica bad bank. E la somma delle due linee di credito anticipate da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi Banca, in attesa che confluiscano i contributi di tutti gli altri istituti, arriva a 4 miliardi: un primo finanziamento da 2.350 milioni di euro da restituire entro dicembre, un secondo da 1.650 milioni di euro a 18 mesi, garantito dalla Cassa Depositi e Prestiti. Al presidente dei quattro istituti, Roberto Nicastro, e a Maria Perdicchi (ex ad S&P Italia, nel cda delle quattro banche) si affiancano i nuovi amministratori delegati: Salvatore Immordino per la Nuova Carichieti, Giovanni Capitanio per la Nuova Carife, Roberto Bertola per la Nuova Banca Etruria e Luciano Goffi per la Nuova Banca Marche. L’operazione è stata ben accolta in Borsa: i titoli bancari hanno chiuso con rialzi medi del 2%.
Il settore bancario, sottolinea l’Abi, sta affrontando «grandi ed assai onerosi sforzi» per il salvataggio, oneri che «si assommano ai costi della crisi e agli sforzi di rafforzamenti patrimoniali delle banche stesse per sostenere la ripresa», senza alcun aiuto pubblico «a differenza di quanto avvenuto ed ancora avviene in altri Paesi europei». «Confido che le banche italiane siano più forti di questo sforzo straordinario, e che la spinta alla ripresa continui anche dopo di oggi», dice il presidente dell’associazione Antonio Patuelli, ricordando come questa soluzione sia risultata «l’unica giuridicamente possibile» dopo la bocciatura di Bruxelles, «che non ha mai messo per iscritto le sue obiezioni», dell’intervento del vecchio Fondo interbancario. L’auspicio è che adesso ci sia una rapida vendita all’asta in modo che le nuove banche vengano aggregate a gruppi italiani o esteri, permettendo in tempi stretti il recupero di buona parte dei fondi impiegati per il salvataggio. Favorevole il giudizio dei sindacati: la Fabi si augura però «che le banche in questione non vengano utilizzate come dei “laboratori” in cui sperimentare forme di deroghe al contratto nazionale».
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