Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Borsa brinda alla rivoluzione Salvini: “Saliamo sulle barricate”

La ventilata riforma delle popolari un primo effetto l’ha già avuto: in Borsa i titoli hanno messo le vele al vento dimostrando che gli investitori apprezzano molto la possibilità che dopo decenni di tentativi il mondo del credito cooperativo venga profondamente ristrutturato.

Ed è stato un movimento violento, pari solo alla levata di scudi che altri ambienti hanno manifestato all’idea della riforma, da Forza Italia al segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che scrive su Facebook: «Renzi cerca di mettere le mani anche sulle Banche Popolari, annunciando un decreto urgente a vantaggio di qualcuno…. Ma noi siamo pronti a salire sulle barricate a difesa dei territori», al sindacato Uilca, al più misurato Ettore Caselli, presidente di Assopopolari (ieri a Roma per incontri istituzionali): «Quanto apparso negli ultimi giorni sui media in merito al possibile mutamento delle regole di governance delle Popolari non può non lasciarmi perplesso ». Caselli ricorda ancora come la stessa associazione «avesse attivata una Commissione, con il compito di elaborare un modello di banca popolare più rispondente alle mutate esigenzedel mercato». Ieri il titolo migliore è stato Bpm, salito del 14,89%, ma è stato decisamente in buona compagnia: +9,68% Ubi, +8,51% Bper, +8,33% il Banco popolare, +9,63% il Creval, +8,06% la Popolare di Sondrio e persino la disastrata popolare dell’Etruria, unica peraltro nel panorama nazionale ad aver avviato volontariamente un percorso di studio per la trasformazione in società per azioni, è salita dell’8,2%. L’idea è che la trasformazione in spa dia il via ad un processo di consolidamento del sistema.
L’altro punto fermo l’ha fornito lo stesso Matteo Renzi, perché parlando ai senatori Pd avrebbe confermato che le norme sul credito e sulle popolari andranno in consiglio dei ministri di oggi. E dovrebbero entrare a far parte dell’investment compact, anche se si era parlato della possibilità di stralciarle e di inserirle in un nuovo disegno di legge. Di sicuro c’è la determinazione ad andare avanti, con molta probabilità proprio abolendo il voto capitario e di conseguenza svuotando del principale fondamen- to la struttura delle banche cooperative, che agiscono secondo il principio di “una testa un voto”, a prescindere dalle azioni possedute. L’articolo 30 del Testo unico bancario contempla anche il tetto massimo che un singolo socio – non investitore istituzionale – può avere: l’1%. Il testo di riforma potrebbe prevedere un livello minimo, una soglia sotto la quale non scatta l’abolizione del voto capitario: alcuni rumors parlano di 5 miliardi di asset (le principali banche passate sotto la sorveglianza della Bce dovevano avere asset almeno per 30 miliardi). Sempre nel pacchetto dovrebbe esserci una norma che riguarda le Fondazioni bancarie, i cui rappresentanti non potranno più entrare a far parte di cda bancari (ora il divieto c’è per la banca conferitaria).
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È un falso dilemma» che la Bce abbia un solo mandato e la Federal Reserve due. Anche la Banca ce...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un intervento normativo finalizzato a favorire il rafforzamento patrimoniale delle società di capit...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scuola e lavori pubblici, settore residenziale e miglioramento delle norme in fatto di appalti, come...

Oggi sulla stampa