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La Borsa boccia il piano sulle banche italiane Tesoro: “Nessun costo”

ROMA.
Una garanzia dello Stato solo sui crediti con rating alto, dunque con maggiori probabilità di essere riscossi. E venduta ad un prezzo crescente nel tempo: più alto con il passare degli anni. Questo il meccanismo, individuato dal governo e approvato dalla Commissione europea martedì notte dopo oltre cinque ore di trattativa, per liberare le banche dai prestiti dubbi. In pratica, l’assicurazione pubblica scatterà solo su richiesta e solo per favorire la cessione dei crediti di buona qualità. L’accordo con Bruxelles, per essere operativo, dovrà però tradursi in norme. Per questo il governo pensa a un maxi-decreto legge che contenga pure la riforma della banche di credito cooperativo e un anticipo di quella del diritto fallimentare, per velocizzare le procedure concorsuali e dunque ridurre o dimezzare i tempi di recupero dei crediti. Decreto previsto per oggi, ma rimandato per la sua complessità al consiglio dei ministri della prossima settimana. Le banche intanto — visto il tracollo dei titoli ieri in Borsa — sembrano però perplesse sulla soluzione individuata.
LA GACS
Nasce la Gacs, la garanzia per la cartolarizzazione delle sofferenze. Per il ministro dell’Economia Padoan si tratta di una garanzia pubblica che «faciliterà il finanziamento dell’operazione di cessione delle sofferenze e non avrà impatto né sul debito pubblico né sul deficit». Al contrario, «si prevede che le commissioni incassate siano superiori ai costi, e che vi sia pertanto un’entrata netta positiva» per l’erario. Il meccanismo «non prevede aiuti di Stato», come ammette anche la Commissione Ue. Su quali crediti si applica e quando scatta?
LA CARTOLARIZZAZIONE
Le banche italiane hanno in pancia 201 miliardi di crediti in sofferenza, già svalutati a 88,8 miliardi (dato Abi), perché il loro valore diminuisce nel tempo, di pari passo con il grado di esigibilità. Cosa possono fare le banche per liberarsi da questo fardello? La soluzione, incentivata dal governo, prevede l’impacchettamento dei crediti in scatole da vendere a un veicolo esterno. In ciascuna scatola finiscono i crediti senior (di buona qualità), ma anche un po’ di junior e mezzanini (più rischiosi). Il veicolo a quel punto, avendo questi crediti inscatolati come sottostanti, emette bond acquistabili dal mercato (e anche dalla Bce), cioè obbligazioni chiamate Abs, (asset backed security). In pratica i crediti si rimettono in gioco cambiando d’abito. Ma come convincere il mercato — gli investitori specializzati — a comprarli?
IL PREZZO DELLA GARANZIA
Alla banca che vuole piazzare i suoi crediti conviene acquistare la Gacs. Ma la garanzia viene concessa dallo Stato (e cioè dalla Cassa depositi e prestiti) solo ai crediti cartolarizzati senior, quelli di qualità più alta. Come distinguerli? Ci penserà una società di rating «indipendente » e «inclusa nella lista accettata dalla Bce». Solo le scatole col bollino più rassicurante — e dunque «uguale o superiore all’investment grade» — saranno coperte dalla Gacs. A patto di pagarne il prezzo, «una commissione periodica». Quanto costa la garanzia? Il Tesoro dice che sarà un prezzo di mercato, commisurato a quello dei Credit default swaps (Cds) degli emittenti italiani (strumenti derivati di copertura, una sorta di polizza assicurativa). Il prezzo crescerà con il tempo, grazie ad un’addizionale la cui entità non è stata ancora definita, così da costituire «un forte incentivo a recuperare velocemente i crediti»: si alzerà al quarto e quinto anno e poi ancora più su dal sesto anno in avanti, quando sarà massimo.
IL VIAGGIO DEL CREDITO
Il credito in sofferenza dunque diventa un bond bollinato. Viaggia con la garanzia dello Stato e viene inscatolato e venduto. La banca che lo ha ceduto incasserà una cifra, più bassa di quella di bilancio, ma non tanto più bassa, grazie alla garanzia. L’investitore che ha comprato la scatola di crediti (ed emesso il bond) proverà poi a rivenderla, cercando un guadagno. E nel frattempo incasserà il flusso dei prestiti che verranno a scadenza. Un meccanismo non proprio dissimile dai titoli salsiccia, i famosi subprime americani che hanno innescato la grande crisi. L’unica differenza è che in questo caso saranno comprati da investitori che conoscono la finanza e sanno cosa aspettarsi.
IL BAIL IN
Da segnalare infine l’invito della Banca d’Italia a «una attenta rivisitazione di modalità e tempi dell’attuazione» del bail in, le nuove regole europee sui salvataggi bancari, operative dal primo gennaio. Bankitalia (per bocca del vicedirettore generale Fabio Panetta) chiede a governo italiano e Ue di riesaminarne tempi e modi.
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