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Con la blockchain protette le idee di creativi e freelance

Se Leonardo avesse avuto a disposizione la blockchain avrebbe senz’altro impedito che qualche suo contemporaneo copiasse l’Ultima Cena. Certo non avrebbe comunque potuto evitare che Warhol o Basquiat trasformassero a loro piacimento la Gioconda in un’icona dell’era dell’arte riproducibile. In effetti sarebbe passato un po’ troppo tempo. In effetti la potenzialità che il digitale oggi offre di replicare all’infinito immagini, testi, musica e qualsiasi altra opera dell’ingegno si scontra con l’esigenza di tutelare la proprietà intellettuale, quella degli artisti, ma anche di decine di migliaia di freeelance e creativi che ogni giorno rischiano di vedersi sottratte idee e progetti senza colpo ferire. Si tratta di una massa di due milioni di persone in Europa, circa 230mila in Italia.
Proprio dalla necessità di tutelare i creativi è nata l’idea di CreativitySafe, startup italiana che mette la tecnologia blockchain, quella di Bitcoin, al servizio della tutela della proprietà intellettuale sfruttandone le caratteristiche fondamentali, di inviolabilità dei dati, di decentralizzazione del sistema e di economicità. Chiunque può registrarsi al servizio e caricare il proprio file che verrà trasferito nella blockchain di bitcoin, tramite Opentimestamp, dove diventerà un hash alfanumerico inserito nei blocchi della “catena dei blocchi” che lo rende accessibile solo a chi ha i codici necessari. La registrazione certifica quindi una validazione temporale che potrà essere utilizzata di fronte a eventuali contestazioni sulla paternità dell’idea.
«Oggi sia il legislatore europeo che, più recentemente, quello italiano con il decreto Semplificazioni, si sono dimostrati sensibili al problema e hanno riconosciuto valore legale alla blockchain. Ma in ogni caso la sola certificazione ha di per sé un forte potere di deterrenza», spiega Matteo Bormetti, chief marketing officer e cofondatore di CreativitySafe insieme a Marcello Esposito e Massimo Maggiore. La ”notarizzazione” via blockchain – disponbile sulla base di tre piani tariffari, dai 7 euro per tre registrazioni ai 37 mensili per 50 operazioni – permette di registrare l’intero processo creativo nella sua evoluzione, dall’idea iniziale alle progressive trasformazioni. Se il mondo pubblicitario è il target privilegiato, il pubblico si amplia all’intero comparto dei freelance. «Accanto al servizio di certificazione – , conclude Bormetti- offriamo una strategia completa di difesa della proprietà intellettuale, a partire dalla informazioni che bisogna inserire nella dichiarazione iniziale: è un servizio fatto da creativi per creativi. E il progetto non esclude di puntare a una piattaforma più completa di gestione e di scambio di proprietà intellettuale».

Pierangelo Soldavini

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