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La blockchain al setaccio

Per le iniziative di blockchain, anche quelle relative alla criptovaluta Bitcoin, che non corrisponderanno ai requisiti tecnici dettati dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), il riconoscimento del valore legale potrà avvenire «caso per caso», senza che queste siano escluse in partenza.Secondo quanto risulta a ItaliaOggi è questo l’indirizzo che dovrebbe prevalere in sede di attuazione della disposizione contenuta nel ddl di conversione del decreto legge semplificazioni, su cui ieri la camera ha votato la fiducia. Per capirne di più, ItaliaOggi ha sentito Marco Scialdone, avvocato esperto in nuove tecnologie e professore nel InnoLawLab dell’Università europea di Roma, a cui ha chiesto una lettura del tenore della norma, contenuta nell’articolo 8-ter decreto.

«La definizione contenuta nella disposizione è così ampia che consente di affermare che ci si riferisca a tutte le diverse tipologie di blockchain oggi esistenti, sia a quelle permissionless che a quelle permissioned. Peraltro», spiega Scialdone, «si tratta di una definizione pressoché coincidente con quella adottata di recente in alcune recenti esperienze straniere, ad esempio quello dello Stato dell’Arizona. Il fatto che la norma faccia riferimento a requisiti tecnici che dovranno essere stabiliti da Agid, non significa che saranno riconosciute solo quelle tecnologie che corrispondono a quei requisiti. Semmai», conclude l’avvocato, «per queste ultime varrà una presunzione legale di certificazione del dato. In altri termini, la condivisione di un documento informatico su una blockchain bollinata AGID sarà idonea a produrre gli effetti dell’art. 41 del regolamento eidas (electronic IDentification Authentication and Signature – regolamento Ue n. 910/2014 sull’identità digitale). Per le altre si valuterà caso per caso, senza che siano escluse in partenza».

La fiducia sul provvedimento rende, di fatto, certo che la disposizione entri definitivamente nell’ordinamento. La sua formulazione ha sollevato diversi dubbi tra gli operatori, intimoriti da un impatto negativo (più che neutro) della legislazione sulle iniziative di blockchain già in atto. Timore che Scialdone tende a fugare.

«Come dicevo, da un punto di vista generale e sistemico, la formulazione della norma è neutra», specifica Scialdone. «Tuttavia il legislatore nazionale si deve muovere nel solco della legislazione comunitaria: l’articolo 8-ter, comma 1 deve essere interpretato alla luce del regolamento eidas». Agid dunque avrà il compito di redigere i requisiti tecniche che sia le BC sia gli smart contract dovranno soddisfare per rientrare sotto l’ombrello del riconoscimento, con l’avvertenza che- per quanto riguarda gli smart contracts- «Agid si occuperà di validare il processo di identificazione informatica dei contraenti e non lo smart contract stesso, muovendosi dunque esattamente nella direzione già tracciata dal Codice dell’Amministrazione Digitale».

Nuovi fondi in arrivo. Non vi è dubbio che in questa materia l’accelerazione di questi ultimi giorni è stata significativa. Da una parta la norma; dall’altra il decreto del Cipe pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 29 del 4 febbraio scorso, che ha già reso disponibili i 45 milioni di euro per lo sviluppo di nuove tecnologie come BC e Intelligenza artificiale, tramite una rimodulazione del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020, a vantaggio anche della banda larga. Venerdì la nuova riunione del gruppo di esperti al ministero dello Sviluppo economico, per la redazione delle linee guida.

Di blockchain, banda larga e le altre tecnologie «competitive» si parlerà domani nel corso del convegno organizzato dall’Università europea di Roma che inaugura un percorso di studi per giuristi tecnologici. Una occasione di confronto tra rappresentanti di accademica, istituzioni e imprese per favorire quella trasformazione nelle skills dei futuri professionisti digitali.

Claudia Morelli

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