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La Bce vede il «rischio correzione»

L’incertezza politica, il rialzo dei tassi negli Usa e la debolezza delle banche minano la stabilità dell’area euro
L’esito del voto alla presidenziali negli Usa non ha innescato il tanto temuto crollo degli indici. L’indice Vix della volatilità, che si era impennato prima del voto, è tornato a scendere una volta che il tanto temuto risultato si è condizionato. Questa reazione ha certo stupito quanti, prima del voto, profetizzavano forte instabilità degli indici in caso di vittoria di Trump. Ciò tuttavia non dovrebbe far abbassare la guardia agli investitori secondo la Bce che, nel suo ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato ieri, ha scritto che un’impennata della volatilità nel prossimo futuro è «probabile» e che restano «significativi» i rischi di una «brusca correzione di rotta dei mercati». Questo soprattutto per via dell’elevato grado delle tensioni geopolitiche e dell’incertezza che caratterizza il «fitto calendario elettorale» nelle maggiori economie avanzate (dal Referendum costituzionale in Italia del prossimo 4 dicembre alle elezioni politiche del prossimo anno in Francia e Germania).
Il rischio paventato è che l’ondata populista iniziata con il referendum sulla Brexit e consolidatasi con la vittoria di Trump possa contagiare anche il Vecchio Continente. Con l’affermazione di partiti anti-estabilishment (nella peggiore delle ipotesi) o comunque con l’adozione di loro istanze da parte dei partiti tradizionali. Eventi che, in misura variabile, possono – si legge nel rapporto -vanificare gli sforzi verso il consolidamento fiscale fatti in questi anni dai Governi. Oltre che ritardare ulteriormente l’adozione delle tanto auspicate riforme strutturali. Uno scenario che, nel peggiore dei casi, potrebbe risvegliare fantasmi del passato rimettando in discussione la sostenibilità del debito dei Paesi più vulnerabili.
Ci sono poi varie considerazioni da fare sul nuovo corso politico alla Casa Bianca. La vittoria di Trump è stata salutata positivamente dalle Borse ma è un’euforia forse eccessiva se si pensa a ciò a cui l’Europa potrebbe andare incontro in questo nuovo quadro politico ed economico. I rischi, segnalati dalla Bce, sono quelli di una riduzione dell’interscambio commerciale (se Trump dovesse mettere in atto le sue ricette protezionistiche) e di un possibile effetto contagio legato a una risalita dei tassi di interesse e delle aspettative di inflazione. L’incertezza politica nelle economie sviluppate, combinata con i ben noti squilibri che caratterizzano i Paesi in via di sviluppo rischiano, secondo la Bce, di provocare una correzione degli indici.
Un cambio di rotta che potrebbe peraltro essere giustificato dalle valutazioni elevate di azioni e obbligazioni. Il rapporto tra prezzo e utili delle società quotate è al di sopra della media storica in molti mercati a partire da Wall Street.
Sul fronte obbligazionario poi il contovalore dei titoli a tasso negativo, benché ridotto rispetto ai picchi di questa estate, resta comunque molto elevato. La Bce (che ha contribuito con le sue politiche espansive a creare questo squilibrio) ha stimato che ad ottobre ci fossero in circolazione 8mila e 400 miliardi di dollari in titoli a tassi sotto zero.
Gli investitori hanno in questi anni dovuto aumentare la loro esposizione in titoli a lunga scadenza per trovare rendimenti (visto che sulla parte breve i tassi erano sotto zero). Questo, se ha favorito gli Stati che hanno potuto rifinanziarsi a lunga scadenza a tassi molto convenienti, oggi espone i detentori di questi titoli a forti perdite in situazioni, di tassi in rialzi. Come quella che si è vista dopo il voto negli Usa. Bastano limitati incrementi dei rendimenti per provocare significative perdite nel valore di questi titoli segnala la Banca centrale europea.
Altri campanelli d’allarme vengono poi dal settore bancario che ancora deve fare i conti con i problemi di scarsa profittabilità e bassa qualità del credito.

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