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La Bce vede nero: “Ripresa incerta il Pil dell’eurozona può perdere il 12%”

BERLINO — «Tenuto conto dell’elevata incertezza riguardo alla durata della pandemia, è difficile prevedere la probabile entità e durata dell’imminente recessione e della successiva ripresa». Ma intanto la Bce conferma quanto anticipato dalla sua presidente, Christine Lagarde, dopo l’ultimo consiglio direttivo: la contrazione dell’eurozona potrebbe oscillare tra il 5 e il 12%, a seconda della gravità e della durata dell’epidemia. «Probabilmente», scrivono gli economisti di Francoforte, il momento peggiore sarà il periodo tra aprile e giugno, ma il futuro è ovviamente costellato di incognite. È già chiaro adesso, però, che l’area della moneta unica sta affrontando un crollo economico «che per entità e rapidità non ha precedenti in tempi di pace». L’inflazione, crollata allo 0,4% ad aprile, «è probabile» che registri un’«ulteriore considerevole riduzione nei prossimi mesi». Le prospettive nel mercato di lavoro stanno rapidamente peggiorando: nei mesi acuti della pandemia la Bce ha registrato un crollo senza precedenti della componente occupazione dell’indice dei responsabili degli acquisti, scesa dai 42,2 di marzo e ai 33,4 di aprile. Fosche le previsioni per l’export, con gli ordinativi dall’estero precipitati a 18,9 ad aprile dal 49,5 di gennaio. Anche la domanda interna sta cadendo a picco: «il deterioramento degli indicatori dei consumi è senza precedenti »: sono crollati di 22,7 punti ad aprile, avvicinandosi ai minimi storici registrati a marzo 2009.
Inevitabile l’aumento delle tensioni sul mercato dei titoli di Stato: tra il 12 marzo e il 29 aprile il rendimento ponderato per il Pil dei bond decennali dell’area dell’euro «è aumentato complessivamente di 14 punti base, allo 0,25 per cento». Alla luce di un’emergenza così grave è chiaro che la Bce continuerà «imperterrita » come ha detto di recente il membro del comitato esecutivo Isabel Schnabel a “Repubblica”, ad agire, se sarà necessario. Lo ha ripetuto, non a caso, dopo la discussa sentenza della Corte costituzionale di Karlsruhe, e anche ieri il Bollettino: «gli acquisti netti di attività previsti dal programma Pepp continueranno a essere effettuati in maniera flessibile nel corso del tempo, fra le varie classi di attività e in vari paesi». Lo ha sottolineato anche un altro esponente del board, Fabio Panetta, in un intervento sull’austriaco “Standard”: «In questa fase di sfide e incertezze senza precedenti, la Bce è impegnata a fornire risposte tempestive ed efficaci ai bisogni delle famiglie e delle imprese». A Karlsruhe, secondo quanto si apprende, la Bce non ha intenzione di rispondere. È un’istituzione europea che risponde ad istituzioni europee, e lascerà alla Bundesbank e al governo e al Parlamento tedesco l’onere di sbrogliare una matassa finita anche nel mirino della Commissione europea, che ha minacciato una procedura d’infrazione contro la Germania. Quanto al rischio che economisti tedeschi si precipitino a presentare ricorso, stavolta contro il “programma pandemia”, i vertici Bce sono sereni. Un’autorevole fonte fa notare che si tratta di un programma temporaneo che sarà probabilmente estinto, quando gli eventuali ricorsi arriveranno a sentenza. Peraltro, i giudici di Karlsruhe si stanno affannando a spiegare sui media tedeschi il senso della loro sentenza. Ma come si dice in Germania, i giudici parlano attraverso le sentenze. E se quella di Karlsruhe è risultata confusa e potenzialmente devastante, la corsa a spiegarla meglio non aiuta la causa.
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