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La Bce vara la rivoluzione degli Npl

I crediti in bonis che a partire dal primo aprile 2018 verranno riclassificati come crediti deteriorati entrano nella sfera della vigilanza prudenziale. Senza obblighi nè automatismi, ma in merito alle nuove “aspettative” generali della Bce delineate con riferimenti quantitativi su tempi e livelli degli accantonamenti: al 100% dopo due anni di anzianità per gli NPLs non garantiti e dal 40% al 100% con un approccio graduale spalmato da tre a sette anni per i garantiti. I termini delle aspettative Bce, che sono generali e quindi uguali per tutti, verranno calati nelle realtà delle singole banche con valutazioni fatte “caso per caso” e portate avanti con il criterio del “dialogo” di vigilanza che consente agli istituti di credito di motivare l’applicazione di accantonamenti più leggeri e dunque di modificare le aspettative.
Si presenta così l’Addendum alle linee guida sui crediti deteriorati emanato ieri dalla vigilanza europea della Bce sotto la guida di Danièle Nouy, con un testo finale molto atteso che è risultato più morbido nelle modalità di applicazione rispetto alla versione dello scorso ottobre: questa volta si prevede per esempio una sorta di periodo di grazia triennale per i crediti garantiti ai quali non si applica il dialogo di vigilanza fino allo Srep 2021 e con il primo accantonamento del 40% dopo un’anzianità di tre anni. Un triennio per consentire alle banche di prepararsi per tempo e con gradualità per affrontare il primo scalino, quel 40% che non è poco. La nuova versione, inoltre, non contiene alcun riferimento sullo stock degli NPLs pregressi, come nel caso della versione precedente che aveva fatto temere l’arrivo di requisiti quantitativi per i crediti deteriorati accumulati finora.
Resta tuttavia invariato l’obiettivo dell’Addendum che mira a «prevenire la formazione di elevati stock di NPLs in futuro». La Bce è fermamente convinta che i crediti deteriorati debbano essere aggrediti fin dall’inizio in maniera tempestiva perchè «hanno effetti negativi sulle banche, sul credito e dunque sull’economia» come ha ribadito con vigore ieri da Sharon Donnery, vice governatore della Banca d’Irlanda e presidente del gruppo di alto livello sugli Npl, in conference call.
L’Addendum sui crediti riclassificati deteriorati dal primo aprile 2018 che nascono dai prestiti in essere ora e in bonis è dunque complementare alle misure Pillar Uno perchè cattura altri rischi a quelli affrontati nelle proposte pubblicate solo 24 ore prima dalla Commissione europea e che hanno come oggetto i nuovi NPLs sui crediti futuri. Tanto la Commissione quanto la Bce perseguono la stessa identica finalità che è quella di prevenire l’accumulo dei crediti deteriorati in Europa. Mentre è in corso l’accelerazione della riduzione dello stock degli NPLs, calato a 760 miliardi dai 950 del 2016 come confermato da Donnery. «Ad una prima lettura, la Vigilanza sembra tenere conto delle perplessità manifestate dal Parlamento europeo e chiarire meglio, rispetto alla versione pubblicata in ottobre oggetto della consultazione, il carattere non vincolante dell’Addendum e la sua applicazione caso per caso», ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, auspicando una Bce «nel solco delle norme che il Parlamento e il Consiglio stabiliranno in co-decisione, a seguito della proposta della Commissione». Un allineamento questo che mostra agli occhi del mondo un’Europa risoluta nel rafforzare il sistema bancario, soprattutto nel caso in cui il cammino dell’Unione bancaria dovesse rallentare il passo come in molti temono.
Per la Bce, l’impatto dell’Addendum sarà modesto e comunque gestibile. E questo perchè l’assenza di automatisti e di disposizioni vincolanti e l’approccio del dialogo caso per caso consentirà alla vigilanza di tener conto dei contesti diversi e permetterà alle banche con le adeguate motivazioni di poter alleggerire il carico degli accantonamenti. Al tempo stesso, l’accumulo degli NPLs non sarà più possibile in futuro, stretto nella tenaglia dell’Addendum da un lato e dalle norme di Pillar Uno dall’altro lato: questo andrà a favore della solidità della banche, della loro redditività e della disponibilità del credito e le renderà più resilienti al cospetto della prossima crisi.

Isabella Bufacchi

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