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La Bce teme per la recessione e rafforza gli acquisti di titoli

Oltre le aspettative. La Banca centrale europea ha deciso in modo «unanime» ieri di aumentare di 600 miliardi, dai 750 attuali, la dotazione del programma temporaneo di acquisti di titoli pubblici e privati Pepp (Pandemic emergency purchase programme), lanciato a marzo per contrastare l’impatto della pandemia sulla politica monetaria e sul futuro dell’Area euro. Il Pepp ora vale 1.350 miliardi e la Bce ha esteso la sua durata da fine anno ad almeno la metà del 2021 e in ogni caso finché «non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus». Ha anche lasciato invariati i tassi: 0% sul rifinanziamento principale e -0,50% sui depositi.

Francoforte mantiene così aperto il suo ombrello protettivo nei confronti di quei Paesi più indebitati ed esposti alle tensioni dei mercati, in attesa che il Recovery Fund — accolto con «un forte benvenuto» dalla presidente della Bce Christine Lagarde — diventi operativo dall’inizio del prossimo anno. La situazione è critica. Le previsioni della Bce, ha spiegato Lagarde, indicano «una crescita in calo a un ritmo senza precedenti nel secondo trimestre, prima di una ripresa nella seconda metà attraverso il sostegno cruciale offerto dalla politica fiscale e monetaria». Certo ci sono segnali che la crisi economica legata al coronavirus «stia toccando il fondo» ma il recupero sarà «tiepido». Il Pil 2020 crollerà dell’8,7%. Ma questo è lo «scenario di base», ha spiegato Lagarde, e ne esistono due alternativi. La ripresa sarà +5,2% nel 2021 e +3,3% nel 2022. Netto taglio anche alle stime dell’inflazione per il 2020, a 0,3% (da +1,1%), a 0,8% per il 2021 e 1,3% per il 2022.

Francoforte ha anche promesso di reinvestire i bond che scadono almeno per tutto il 2022 e di continuare con acquisti flessibili «per tutta la durata del Pepp». In questo modo la Bce può continuare a deviare dalla regola che impone un tetto agli acquisti di titoli di un singolo Paese — in base alla sua quota di capitale nell’istituzione —, per avere quindi più spazio per comprare Btp italiani e Bonos spagnoli e «fronteggiare i rischi di frammentazione». Una mossa che ieri ha fatto scendere lo spread dei Btp sui Bund sotto i 170 punti (anche se poi ha chiuso a 178), ai livelli di inizio marzo, quando ancora il coronavirus e il lockdown non avevano fatto crollare l’economia. Lagarde ha però anche spiegato che il Pepp è necessario in ogni parte e giurisdizione dell’Eurozona, giustificando gli acquisti a favore dei titoli tedeschi.

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