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La Bce taglia i tassi e compra Abs

La Banca centrale europea ha annunciato ieri un taglio dei tassi d’interesse a sorpresa e l’avvio a ottobre di un programma di acquisto di titoli cartolarizzati e di covered bond, che, insieme alle iniezioni di liquidità alle banche in partenza fra due settimane, può ammontare, nelle intenzioni della Bce, a mille miliardi di euro.
L’annuncio ha in qualche modo risposto alle aspettative generate dal discorso pronunciato a fine agosto dal presidente della Bce, Mario Draghi a Jackson Hole, a fronte del peggioramento della situazione dell’eurozona, anche se non si è spinto fino all’acquisto di titoli pubblici, che molti sui mercati finanziari caldeggiano. L’obiettivo principale, ha detto Draghi, è sbloccare il credito bancario, attraverso il quale passa in Europa l’80% dei finanziamenti all’economia reale. La Bce ha quindi sommato alle operazioni di liquidità a basso costo per le banche (Tltro), annunciate a giugno e condizionate agli impieghi a imprese e famiglie, l’acquisto di cartolarizzazioni (Abs) e covered bond, in modo da liberare capitale nei bilanci delle banche per nuovo credito. Il capo dell’Eurotower, pur senza voler dettagliare cifre («un impatto notevole», ha detto), ha parlato dell’obiettivo di riportare attraverso questa manovra il bilancio della Bce ai livelli del 2012 (erano 3.100 miliardi di euro, al picco di fine giugno, contro i 2.038 attuali). I dettagli verranno annunciati al prossimo consiglio il 2 ottobre a Napoli, ma Draghi ha già detto che oltre agli Abs basati sui crediti alle imprese e alle famiglie la Bce potrà acquistare Rmbs, basati sui mutui immobiliari, un mercato molto più ampio. La Bce comprerà solo titoli «semplici e trasparenti» nella tranche “senior”, più protetta dai rischi, e mezzanina, se coperta da garanzie pubbliche, per non assumere rischi eccessivi. L’acquisto di covered bond è rivolto ai Paesi dove gli Abs sono meno utilizzati.
Il taglio di tutti i tassi ufficiali di 10 punti base, definito «aggiustamento tecnico» (quello principale da 0,15% a 0,05%, quello sui depositi delle banche presso la Bce da -0,10% a -0,20%) punta a ottenere la massima adesione delle banche alle Tltro, in quanto le condizioni (0,05% più uno spread di 0,10%) saranno le più basse possibili. Non ci saranno altri tagli, ha precisato Draghi. La riduzione dei tassi ha sorpreso la maggior parte degli operatori di mercato e ha avuto l’effetto, anch’esso ben visto dalla Bce, di far scendere l’euro. Nella conferenza stampa, il banchiere centrale italiano ha sottolineato che dopo le decisioni di ieri ci sono «significative e crescenti divergenze» fra la politica monetaria della Bce, in allentamento, e quelle delle altre principali economie, come quella americana, dove la Fed ha iniziato a rimuovere lo stimolo monetario, il che dovrebbe a sua volta favorire il rialzo del dollaro.
Il consiglio, che si è diviso sulle decisioni (il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e altri hanno votato contro), è stato spinto ad agire dopo il peggioramento dell’economia dell’eurozona nel terzo trimestre, emerso dai dati del mese di agosto, dopo che già nel secondo trimestre la crescita aveva accusato una stagnazione, e dopo il nuovo calo dell’inflazione allo 0,3%, con diversi Paesi già in deflazione, e un temporaneo ribasso delle aspettative d’inflazione. Draghi ha ricordato anche l’aumento dei rischi geopolitici. Tuttavia, lo staff dell’Eurotower ha apportato ribassi minimi alle previsioni di crescita e di inflazione per i prossimi due anni, previsioni giudicate ancora una volta troppo ottimistiche da quasi tutti gli economisti indipendenti. Le stime per il 2014 sono state ritoccate solo dallo 0,7 allo 0,6% per l’inflazione e dall’1 allo 0,9% per la crescita.
Ai governi, ai quali aveva ricordato esplicitamente a Jackson Hole la necessità di fare le riforme strutturali e di sostenere l’attività anche con la poltiica fiscale, pur rispettando le regole del Patto di stabilità, Draghi ha rammentato che è difficile per la politica monetaria da sola riportare l’inflazione dai livelli attuali all’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2 per cento.
Il presidente della Bce ha rifiutato però l’intepretazione secondo cui, negli incontri da lui avuti con il presidente del consiglio italiano Matteo Renzi («il contenuto è confidenziale», ha tagliato corto) e con il presidente francese François Hollande, oltre che nella telefonata con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, si sia svolto «un grande scambio, o un negoziato. Non ho parlato con i leader europei per ottenere rassicurazioni su quello che intendono fare, non è così che si conducono le relazioni fra istituzioni, ma ognuno deve fare il suo compito», ha sottolineato. Nell’insistere sulle riforme strutturali, ha ammesso che queste hanno un costo, ma hanno dei costi anche, ha detto, la mancanza di crescita, l’alta disoccupazione, i salari reali per per i giovani fermi ai livelli degli anni 80, la produzione che non ha ancora recuperato in alcuni Paesi i livelli del 2007, cioè prima della crisi.

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