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La Bce taglia i tassi allo 0,75%. Borse e spread in tensione

FRANCOFORTE — La Banca centrale europea ha tagliato il costo del denaro di un quarto di punto, portandolo per la prima volta al minimo storico, a quota 0,75%, e ha ridotto a zero, dallo 0,25%, il tasso sui depositi, come atteso dai mercati nei giorni scorsi. Decisioni prese all’unanimità dal consiglio direttivo, nel tentativo di spronare la crescita, la quale, come ha spiegato ieri il presidente Mario Draghi, «continua a rimanere debole», in un clima di «incertezza accentuata, che pesa sulla fiducia e sul sentimento» dei mercati. Inoltre la Bce si attende nel secondo trimestre un «nuovo indebolimento della crescita», sulla quale pesano le tensioni per la crisi del debito, gli aggiustamenti dei bilanci e l’elevata disoccupazione, mentre le prospettive di ripresa graduale si spostano dalla metà alla fine di quest’anno. Nel frattempo, le pressioni inflazionistiche «moderate» e le aspettative «ben ancorate» permetteranno «forse» di raggiungere l’obiettivo di una discesa dell’inflazione sotto il 2% anche alle fine di quest’anno, ma hanno lasciato spazio a un taglio dei tassi di interesse. Un quadro pessimistico, che ha deluso i mercati, i quali, dopo l’allentamento dei requisiti per i collaterali detenuti dalle banche due settimane fa, si attendevano altri provvedimenti straordinari, come una nuova maxiasta, o almeno un segnale di una disponibilità maggiore, se la situazione dovesse peggiorare ulteriormente. Non è servito neppure il taglio operato anche dalla Cina, che ha ridotto il tasso di riferimento per il secondo mese consecutivo di 25 punti base. Tuttavia, Draghi, oltre a lasciare aperta la porta a ulteriori tagli dei tassi di interesse, ha sottolineato che il Consiglio «non ha discusso altri provvedimenti straordinari», pur rimanendo «pronto ad agire». Dichiarazioni peraltro non raccolte dai mercati, già resi incerti, in mattinata, dalle manovre espansive annunciate dalla Banca di Inghilterra, dalla Danimarca e, per la seconda volta in un mese, anche dalla Banca centrale della Cina, le quali hanno acuito i timori di un peggioramento della crescita globale oltre le attese. Mentre l’euro ha tenuto, a quota 1,23 dollari, le Borse, dopo un crollo nel primo pomeriggio, hanno limato le perdite: Madrid, di nuovo maglia nera, ha perso il 2,99%, Milano il 2,o3%, Parigi l’1,17%, Francoforte lo 0,45%, e in controcorrente Londra è avanzata dello 0,14%. Sono tornati sotto pressione anche i titoli di Stato, con lo spread fra Btp e Bund tedeschi oltre 460 punti e quello spagnolo a 538 punti con i rendimenti a quota 6,75%.
Inoltre, Draghi ha approvato le conclusioni del Consiglio europeo sulle azioni intraprese per «limitare le tensioni nei mercati finanziari, riportare la fiducia e spronare la crescita». E ha condiviso la necessità di porre l’unione economica e monetaria «su basi più solide» per il futuro, attraverso le «priorità-chiave» di una crescita sostenibile, finanze pubbliche sane e riforme strutturali, per spronare la competitività. Inoltre ha spiegato che il Consiglio ha accolto «con favore» l’iniziativa verso «un unico meccanismo di controllo», e la possibilità, «a condizioni adeguate», di ricapitalizzare direttamente le banche, e l’uso dei fondi salva Stati Efsf e Esm «in modo flessibile ed efficiente, al fine di stabilizzare i mercati».
Comunque la Bce rimane contraria a un’eventuale licenza bancaria per aumentare la potenza dell’Esm, perché, ha spiegato Draghi, «vogliamo muoverci nei limiti del nostro mandato». Nel frattempo, da Berlino, si è levata la voce critica del capo della Bundesbank, Jens Weidmann, sulle decisioni di Bruxelles, le quali «non hanno fatto chiarezza» sui passi da compiere verso una maggiore unione fiscale, e questi si prestano ad «ampie interpretazioni».

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