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La Bce taglia i tassi allo 0,50% costo del denaro al minimo storico Draghi:“Così aiutiamo la ripresa”

È una svolta storica, quella imposta da Mario Draghi sconfiggendo i falchi del rigore monetario della Bundesbank: il vento della Fed e gli auspici dell’Fmi soffiano su Francoforte. La Banca centrale europea, nella riunione del suo board tenutasi eccezionalmente a Bratislava e non nella metropoli sul Meno, ha annunciato – con decisione non unanime – un taglio dei tassi centrali dell’eurozona e quindi del costo del denaro al minimo assoluto da quando l’euro esiste. Tassi ridotti cioè dallo 0,75 allo 0,50 per cento. Un passo che nel confronto permanente al vertice dell’istituto segna una secca disfatta per il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Tanto più che il numero uno italiano della Bce, insieme al taglio dei tassi, ha annunciato anche altre misure d’emergenza: l’acquisto di titoli sovrani con liquidità illimitata a tre mesi garantita fino al giugno 2014, l’avvio di una consultazione con altre istituzioni europee per rilanciare il credito delle banche a famiglie e imprese.
I mercati hanno reagito in modo eterogeneo alla scelta di Draghi e dei suoi: mentre le Borse hanno chiuso deboli, lo spread Btp-Bund è sceso sotto quota 260, chiudendo a 259 punti, con i rendimenti dei Btp decennali abbondantemente sotto il 4%, al 3,76%.
«La politica monetaria – ha detto Draghi nella successiva conferenza stampa – resterà accomodante per tutto il tempo che sarà necessario. Il taglio dei tassi, deciso con una maggioranza molto netta a favore, dovrebbe sostenere la ripresa più in là, nel corso dell’anno ». Draghi non ha escluso nuove decisioni e ha fatto riferimento alla possibilità di introdurre tassi negativi. «Vi invito anche a non sottovalutare – ha proseguito il presidente della Bce – l’efficacia delle misure che affianchiamo al taglio dei tassi». E subito dopo un avvertimento alle banche: «La paura di una mancanza di fondi non può essere una scusa per non prestare soldi».
Per ridurre i rischi del sistema creditizio è però «fondamentale una rapida approvazione della supervisione bancaria unica». Monito non casuale alla Germania, che già incassa il taglio dei tassi con commenti allarmistici. «Non serve», «apre l’era del denaro low cost e del rischio d’inflazione», commentano a caldo i siti di Der Spiegel e della Sueddeutsche Zeitung.
Questo giovedì deve essere stato il giorno più lungo per Mario Draghi, un momento della verità come quello del settembre scorso quando impose la politica di liquidità illimitata contro i nyet della Bundesbank. Il presidente in persona infatti ha detto che la decisione di ieri è stata presa a larga maggioranza, dunque non all’unanimità.
Sottinteso elementare: con il no certamente di Jens Weidmann, e forse di rappresentanti di altri paesi della linea dura, Olanda, Finlandia, Austria. Ma non importa, si va avanti. Il tempo stringe, ha detto in sostanza Draghi. La ripresa arriverà, gradualmente, nel secondo trimestre dell’anno, ma le condizioni del mercato del
lavoro restano deboli. E poi ha lanciato una critica garbata ma decisa ad Angela Merkel, che giorni fa aveva parlato di interesse tedesco a tassi alti e di interessi sudeuropei a tassi bassi. «Dichiarazioni sopravalutate, certo lei rispetta l’indipendenza della Bce, cara a tutti ma soprattutto proprio ai tedeschi».

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