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La Bce taglia ancora, cadono euro e Borse

La Banca centrale europea ha tagliato ieri i tassi d’interesse di 25 punti base, portando il tasso sulle sue operazioni di rifinanziamento al minimo storico dello 0,75%. Ma i commenti del suo presidente, Mario Draghi, sul peggioramento della situazione economica dell’Eurozona e sul fatto che il consiglio non ha discusso ulteriori misure, come iniezioni di liquidità o acquisti di titoli, hanno causato un brusco calo dei mercati azionari del Sud Europa (Milano ha perso il 2,03%, Madrid il 2,99%), un allargamento degli spread di Italia e Spagna rispettivamente a 460 e 540 punti base e una caduta dell’euro ai livelli più bassi dell’ultimo mese.

Da Draghi è venuto un giudizio positivo sul vertice europeo della settimana scorsa a Bruxelles, che aveva risposto ad alcune sue sollecitazioni, come la creazione di una “roadmap” per l’unione monetaria, quella di una vigilanza bancaria comune e la possibilità di ricapitalizzare le banche direttamente con i fondi salva-Stati. Nello scontro di interpretazioni sul meccanismo anti-spread, l’intervento dei fondi Efsf e Esm sui mercati del debito pubblico dei Paesi in difficoltà, il capo dell’Eurotower ha osservato che il vertice ha deciso che vengano utilizzati «in modo flessibile ed efficiente per stabilizzare i mercati». Ma ha sottolineato ripetutamente che tutte le operazioni di Efsf e Esm «sono soggette a condizionalità ed è la condizionalità che offre credibilità a queste misure». Questo «in alcune dichiarazioni dopo il vertice è stato dimenticato», ha detto Draghi, apparentemente più in linea con la lettura fornita dal cancelliere tedesco Angela Merkel che non da Italia e Spagna. Le risorse a disposizione di Efsf e Esm sono «adeguate ai rischi che affrontiamo ora», ha dichiarato, respingendo anche l’ipotesi di una licenza bancaria per l’Esm, che potrebbe così approvvigionarsi a basso costo presso la Bce. Questa, secondo Draghi, verrebbe spinta fuori dal suo mandato, con grave danno per la sua credibilità.

Il presidente della Bce ha osservato che i rischi per l’economia europea, individuati il mese scorso, «si sono materializzati» e che resta il pericolo di un ulteriore deterioramento, a causa soprattutto delle continue tensioni sui mercati finanziari dell’Eurozona e le loro conseguenze sull’economia reale. L’indebolimento della crescita riguarda tutta l’area dell’euro, anche i Paesi che finora non ne erano stati toccati, ha detto il presidente della Bce, con chiaro riferimento alla Germania: dopo la crescita zero del primo trimestre dell’anno, gli indicatori per il secondo trimestre vanno nella direzione di una contrazione e di un aumento dell’incertezza. Secondo il banchiere italiano, peraltro, la crisi non è grave come nel periodo più acuto del 2008-2009. La Bce prevede tuttora «una graduale, lenta ripresa nel corso dell’anno».

Questo quadro e l’allentamento delle pressioni inflazionistiche hanno portato al taglio dei tassi, deciso dal consiglio in modo unanime. Oltre a quello atteso sulle operazioni di rifinanziamento, la Bce ha ridotto di 25 punti base anche il tasso sui depositi, portandolo a zero. E Draghi non è sembrato escludere del tutto la possibilità che questo possa essere portato addirittura in territorio negativo. Si tratta del rendimento che la Bce corrisponde alla banche per i depositi presso l’Eurotower stessa. Di fatto costituisce un pavimento per i tassi di mercato. Con la sua riduzione, si è immediatamente abbassato l’Eonia. Il taglio ridurrà inoltre il costo delle due operazioni Bce a lungo termine (Ltro) da oltre mille miliardi di euro per le banche che vi hanno fatto ricorso, in particolare quelle italiane e spagnole.

La mossa dovrebbe eliminare un incentivo per le banche a depositare liquidità presso la Bce (circa 800 miliardi di euro ogni notte) e convincerle a immetterla sull’interbancario o far ripartire il credito. Draghi ha peraltro ammesso che, in queste condizioni, difficilmente una riduzione dei tassi avrà un forte impatto dato che il credito dipende dalla domanda e questa è molto debole. È possibile che l’effetto espansivo di maggiore portata del taglio dei tassi, secondo diversi osservatori di mercato, sia attraverso l’indebolimento dell’euro, già notato ieri, quando la moneta unica è scesa fino a 1,2362 dollari.

Sulla vigilanza bancaria europea, della quale la stessa Bce dovrebbe fare da capofila, l’opinione del capo dell’Eurotower è che non sia necessario agire in fretta, ma che vada fatta bene, e che una decisione non è ancora stata presa se applicarla a tutte le banche o solo a quelle di importanza sistemica. L’attribuzione di questi poteri alla Bce non dovrà comunque avvenire a scapito dell’indipendenza dell’istituto di Francoforte, porterà a una netta separazione fra la poltiica monetaria e la vigilanza, in modo che non si creino conflitti, e verrà esercitata in stretta collaborazione con le banche centrali nazionali.

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