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La Bce “spiega” Draghi, stretta ancora lontana

Le parole sono la spada dei banchieri centrali. E in una fase delicatissima come questa, in cui Mario Draghi mantiene la barra dritta sulla necessità di mantenere in piedi le misure straordinarie ma comincia a disegnare un orizzonte di uscita dall’emergenza, ogni parola può avere l’effetto di un macigno nello stagno. I mercati sono assetati di sapere, in particolare, quando la Bce comincerà a comprare meno titoli e quando ricomincerà ad aumentare i tassi. E ieri Francoforte è stata costretta persino ad aggiustare il tiro rispetto ad una affermazione del presidente della Banca centrale europea che era stata accolta come un passo in direzione della fine di una lunga emergenza e aveva fatto schizzare l’euro ai massimi contro il dollaro sfondando quota 1,3.
«Tutti i segnali», aveva detto il banchiere centrale lunedì dal simposio della Bce a Sintra, in Portogallo, «puntano ad un rafforzamento e ad un ampliamento della ripresa nell’eurozona». Draghi aveva anche aggiunto che le pressioni deflazionistiche «sono state sostituite da pressioni reflazionistiche». I mercati avevano creduto di leggere in quelle parole un’accelerazione nella fine del quantitative easing, del programma di acquisti dei bond che potrebbe raggiungere per la fine dell’anno i duemila miliardi di euro e che procede attualmente al ritmo di 60 miliardi al mese. Ma non c’è nessuna accelerazione, hanno fatto sapere ieri fonti della Bce.
In effetti, nel discorso di lunedì a Sintra che ha sconquassato il mercato dei cambi, Draghi aveva anche segnalato che il sostegno delle misure di politica economica della Bce «deve rimanere in essere» e che le pressioni inflazionistiche «non sono ancora stabili e autonome», insomma hanno ancora bisogno dello stimolo monetario. E ieri fonti della Bce hanno spiegato a
Bloomberg che i mercati hanno chiaramente malinteso il tono delle affermazioni di Draghi: siamo più lontani di quanto non si pensi dalla fine del quantitative easing. Le fonti si dicevano anche preoccupate che gli investitori avessero forzato un messaggio che era stato espresso da Draghi in modo molto più sfumato.
Una correzione che veicola anche un messaggio politico: la Bce non ha intenzione di farsi guidare dagli umori dei mercati, che tipicamente sono portati a tentare la forzatura per condizionare le azioni di politica monetaria. Con Draghi, non ha mai funzionato.

Tonia Mastrobuoni

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