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La Bce ridà ossigeno ad Atene

A sorpresa, la Banca centrale europea ha scongelato ieri la liquidità di emergenza (Ela) per le banche greche, alzando il tetto di 900 milioni di euro, a quasi 90 miliardi, dando un segnale di sostegno ad Atene. Al tempo stesso il suo presidente, Mario Draghi, ha affermato che la Bce «continua ad agire assumendo che la Grecia è e resterà un membro dell’area dell’euro», pur rifiutando di commentare direttamente le parole del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, secondo cui la migliore soluzione per Atene potrebbe essere l’uscita dall’Eurozona, e precisando che la decisione sulla composizione dell’unione monetaria non spetta alla Bce. Draghi ha anche affermato che «non è controverso» il fatto che la Grecia abbia bisogno di un alleggerimento del debito, come ha sostenuto in un documento il Fondo monetario, e che nelle prossime settimane si dovrà discutere la miglior forma di farlo. Schäuble aveva sostenuto che un taglio al debito è incompatibile con la partecipazione all’unione monetaria.
In genere, Draghi è sembrato offrire una valutazione cauta, ma positiva dell’evoluzione della crisi greca negli ultimi giorni, anche se ha sottolineato che toccherà al Governo di Atene dissipare i dubbi sulla sua volontà e capacità di mettere in atto il programma di riforme che sarà concordato con i creditori.
L’autorizzazione all’aumento dell’Ela, in conformità a una richiesta della Banca centrale greca, è stata decisa anche prima del previsto, ma Draghi ha sottolineato che ci sono stati diversi eventi positivi negli ultimi giorni, dall’accordo a Bruxelles all’approvazione del primo pacchetto di misure da parte del Parlamento greco. Poco prima che si concludesse la riunione del consiglio della Bce è arrivata anche dall’Eurogruppo la rassicurazione che oggi verrà varato il prestito ponte europeo alla Grecia per 7 miliardi di euro con i quali saranno rimborsati prima della scadenza di lunedì 4,2 miliardi alla Bce stessa e circa 2 miliardi al Fondo monetario, nei confronti del quale Atene era finita in arretrato a fine giugno.
Anche se le banche greche potrebbero essere in grado di riaprire gli sportelli grazie alla nuova iniezione di liquidità, Draghi ha avvisato che la rimozione dei controlli sui capitali, imposti dal Governo greco «per proteggere i depositanti», potrà avvenire con cautela per evitare una fuga dai depositi. Secondo un altro membro del consiglio, la normalizzazione dell’attività del sistema bancario richiederà mesi.
Il presidente della Bce ha difeso energicamente le scelte della banca sull’Ela, finite sotto il fuoco incrociato delle critiche. A chi sosteneva che la fornitura di liquidità avrebbe dovuto essere azzerata, Draghi ha risposto che questo avrebbe violato il mandato dell’istituto di Francoforte provocando un collasso. Ma ha replicato anche all’obiezione di chi ritiene che con il blocco dell’Ela nelle ultime tre settimane la Bce abbia aggravato la crisi. Il banchiere centrale italiano ha ricordato che questo è stato deciso dopo la rottura del negoziato e il mancato pagamento all’Fmi, ha snocciolato le cifre del supporto accordato alle banche greche, soprattutto nei mesi di più intensa fuga dai depositi, e sottolineato che l’esposizione della Bce verso la Grecia, oggi a 130 miliardi di euro, è superiore all’intero importo dei depositi bancari del Paese, attorno a 120.
Una volta concluso il negoziato sul terzo salvataggio, potrebbero aprirsi per la Grecia anche le porte dell’acquisto del suo debito da parte della Bce, in base al programma di Quantitative easing (Qe), dal quale è oggi l’unico Paese escluso, dopo la riammissione di Cipro. C’è una finestra di due mesi fra la forma dell’accordo e la prima revisione del programma, quando, in base alle sue regole, Francoforte dovrebbe sospendere gli acquisti. Il vicepresidente Vitor Constancio ha ricordato che è a discrezione del consiglio, qualora l’attuazione del programma sia “credibile”, acquistare titoli anche prima della verifica del programma. Constancio ha ricordato che a febbraio, anche se la Grecia aveva ancora un programma in corso, l’accesso ai normali finanziamenti venne revocato proprio perché non rispettava i termini in modo credibile.
Sul fronte macroeconomico, la Bce vede gli sviluppi della situazione più o meno in linea con le sue previsioni e Draghi ha comunque ribadito che è pronta a usare tutti gli strumenti a sua disposizione qualora si verificasse sui mercati una restrizione indesiderata delle condizioni finanziarie. Il presidente della Bce ha anche confermato che, in vista della pausa dell’attività dei mercati in agosto, le operazioni del Qe sono state accelerate negli ultimi due mesi.

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