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La Bce ricarica il bazooka con altri 600 miliardi

BERLINO — «La Bce non è qui per chiudere gli spread»: Christine Lagarde sembra decisamente intenzionata a far dimenticare l’infelice frase che le aveva rovinato l’esordio. Ieri la Bce ha sorpreso i mercati e li ha mandato in visibilio quasi raddoppiando il “programma pandemia” di acquisti di titoli pubblici e privati da 750 miliardi: sarà arricchito di altri 600 miliardi e raggiungerà i 1.350 miliardi. E ha anche deciso di allungarne l’orizzonte almeno fino a giugno del 2021 «e in ogni caso finché giudicherà la fase di crisi da coronavirus superata », ha precisato Lagarde in conferenza stampa. Il nuovo bazooka ha ammansito a tal punto i mercati da far crollare lo spread, il differenziale tra i rendimenti dei bond sovrani decennali italiani e tedeschi fino a quota 171 (con chiusura a 173), ai livelli di inizi marzo, prima del lockdown che ha mandato le economie globali in letargo.
L’Europa, in un certo senso, si sta “americanizzando”, sta cominciando a somigliare agli Stati Uniti che nei momenti di crisi vanta sempre un forte coordinamento tra le scelte dei governi e quelli della Fed. Lagarde lo ha accennato, durante il briefing con i giorna-listi: «Chiaramente politica fiscale e politica monetaria, per come si stanno sviluppando ora le cose, si completano a vicenda. Lavorano fianco a fianco e sono allineate nel perseguire obiettivi simili».
Dopo il mega pacchetto da 750 miliardi annunciato da Ursula von der Leyen (cui Lagarde ha dato un «grande benvenuto»), che nella volontà di Berlino e Parigi dovrà contenere almeno 500 miliardi di trasferimenti, dopo il maxi stimolo della Germania arricchito ieri di altri 130 miliardi (il totale è un piano che tra aiuti diretti e garanzie vale 1.300 miliardi), la Bce non ha esitato a rinvigorire anche il suo arsenale. Molti analisti partivano dal presupposto che il generoso piano della Commissione Ue avrebbe fatto slittare la decisione della Bce. E invece, l’Europa tutta, nelle sue istituzioni principali, converge ora sullo sforzo massimo possibile. E non, come spesso in passato, sul minimo indispensabile.
Del resto, il quadro economico è grave. Lagarde ha parlato di un crollo «senza precedenti» del Pil nel secondo trimestre. E le nuove stime della Bce danno la crescita dell’Eurozona nel 2020 a — 8,7%, prima di una ripresa a +5,2% nel 2021. È lo scenario di base: quello più benevolo prevede un — 5,9% quest’anno, ma quello “grave” si avvicina a — 13%. E l’inflazione dell’Eurozona, crollata a — 0,1% a maggio, minaccia di tenere la Bce in allerta. La stima dei suoi economisti per il 2020 crolla a 0,3% da 1,1% di tre mesi fa. E ancora nel 2022 non si andrà oltre l’1,3%, livello lontano dall’obiettivo “vicino ma inferiore al 2%” che è nello statuto di Francoforte.
Lagarde ha mandato un chiaro avvertimento ai mercati a non scommettere sugli anelli deboli Spagna e Italia: la flessibilità negli acquisti dei titoli del “programma pandemia” sarà mantenuta fino alla fine. Alcuni analisti si aspettano un ulteriore rafforzamento del piano già in primavera. Ma intanto la Bce sembra aver ormai perso ogni timidezza. Anche in barba ai giudici della Corte costituzionale tedesca che pensavano di inibirla. Lagarde ha ripetuto ieri ben tre volte che la Bce è “indipendente” e che può dare ascolto soltanto, essendo un’istituzione europea, alla Corte di Giustizia del Lussemburgo.
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