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La Bce rallenta gli acquisti pandemici ma «non è tapering»

La politica monetaria della Bce resta ampiamente accomodante, e le condizioni di finanziamento verranno mantenute favorevoli, anche dal prossimo trimestre quando gli acquisti netti del programma pandemico Pepp caleranno con un taglio pari a una decina di miliardi di titoli in meno al mese: da «significativamente» più elevati rispetto ai primi mesi dell’anno (gli attuali 80 miliardi mensili) ad un ritmo «moderatamente inferiore» rispetto ai due trimestri precedenti (70-65 miliardi nelle stime del mercato). È questo il rallentamento, l’aggiustamento, la «ricalibrazione», decisi ieri all’unanimità dal Consiglio direttivo della Bce, alla luce della valutazione delle condizioni di finanziamento (prestiti a imprese e famiglie ai minimi storici essenziali per la ripresa) e delle prospettive di inflazione che sono salite nelle proiezioni macroeconomiche di settembre rispetto a tre mesi fa, ma in via transitoria, e restano «lontane dal target».

Il lieve ritocco del programma temporaneo di acquisti pandemici, come chiarito dalla presidente Christine Lagarde, non è «tapering» (inteso come avvio di una riduzione che porta alla chiusura di uno strumento) ma una «ricalibrazione» come quelle già fatte sul Pepp lo scorso dicembre e a marzo. La dotazione del Pepp è stata aumentata in corsa e anche il ritmo degli acquisti. Il mercato le ha creduto: a fine giornata i rendimenti dei bond erano in moderato calo e i mercati azionari in leggero rialzo.

Incalzata dalle domande dei giornalisti sui prossimi passi, Lagarde ha detto che a dicembre, alla luce delle nuove proiezioni macroeconomiche, il Consiglio direttivo rivisiterà tutti gli strumenti ora attivi: la nuova forward guidance che indica l’andamento dei tassi, il programma App (che viaggia in parallelo al Pepp con 20 miliardi di acquisti al mese), le TLTRO (prestiti speciali per le banche fino a -1% con ultima asta il 14 dicembre). A dicembre il Consiglio direttivo deciderà anche se confermare la fine del Pepp per ora indicata a fine marzo 2022, definendo così anche i criteri per poter considerare conclusa la fase acuta della crisi del coronavirus. A dicembre la Bce deciderà anche cosa fare sui titoli greci, ora acquistati dal Pepp ma non dall’App. Tuttavia, anche quando il Pepp sarà terminato, Lagarde ha messo in chiaro che «a quel punto il nostro lavoro non è finito, c’è l’obiettivo simmetrico dell’inflazione al 2% sul medio termine»: come a dire che la politica accomodante non finisce con il Pepp ma finisce quando il target sull’inflazione sarà stato raggiunto e in maniera durevole.

«Sarebbe stato prematuro discutere oggi» altri strumenti oltre al Pepp, ha detto Lagarde, rimandando tutto a dicembre. L’impatto della variante Delta, l’immunità raggiunta con il successo della campagna delle vaccinazioni, la durata dei colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento e il loro impatto sui prezzi, sono tutti fattori che aumentano l’incertezza: ma la Bce vede i rischi per le prospettive economiche «bilanciati».

Poter acquistare sia pur leggermente meno titoli, per una Banca centrale, resta tuttavia un segnale positivo, indica che l’andamento dell’economia e dell’inflazione migliorano. Lagarde ha sottolineato la buona notizia, il Pil reale dell’area dell’euro tornerà ai livelli pre-crisi a fine 2021, uno-due trimestri prima del previsto «anche se non saremo tornati al trend di crescita pre-pandemia».

La crescita è comunque «forte»: bene il mercato del lavoro, il settore manifatturiero. Le proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema sono state ritoccate ieri all’insù: la crescita annua del Pil in termini reali è del 5,0% nel 2021, del 4,6% nel 2022 e del 2,1% nel 2023 (rispetto a giugno, migliorate dal 4,6% del 2021, peggiorate dal 4,7% del 2022 e invariate nel 2023). L’inflazione è stata modificata al rialzo nei tre anni rispetto alle proiezioni di giugno: 2,2% nel 2021 (da 1,9%), 1,7% nel 2022 (da 1,5%) e 1,5% nel 2023 (da 1,4%): per Lagarde siamo «molto lontani» dalla serie di condizioni che devono verificarsi come indicato nella nuova forward guidance. La presidente ha anche ricordato che a dicembre si avranno le proiezioni 2024, più dati per decidere. «Dipendiamo dai dati, ma non ne siamo schiavi», ha detto Lagarde, con un invito alla prudenza: «non siamo fuori pericolo, non siamo ancora sul “green” usando un termine caro ai giocatori di golf».

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