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La Bce pronta a dare fondo al programma pandemico

Definire in maniera più puntuale l’approccio «olistico e sfaccettato», indicando le variabili finanziarie di riferimento più importanti per la politica monetaria nella crisi Covid-19, tassi nominali o reali, curva risk-free e rendimento ponderato per il Pil dei titoli di Stato. Spiegare cosa significa «preservare le condizioni di finanziamento favorevoli» in pandemia con gli acquisti del programma Pepp e fino a che punto conta la «costellazione delle condizioni dello scorso dicembre». Riesaminare l’iter decisionale degli acquisti mensili del programma pandemico Pepp. E, mossa più forte, annunciare che la dotazione del Pepp – 1.850 miliardi fino al marzo 2022 – sarà utilizzata per intero perché l’incertezza resta elevata e perché bisogna evitare senza esitazione l’inasprimento delle condizioni quando «indesiderato, ingiustificato e incompatibile con l’obiettivo della stabilità dei prezzi».

Sono questi i principali punti di discussione sul tavolo del Consiglio direttivo della Bce che si riunisce domani ancora una volta in piena pandemia: non sono previsti annunci di nuove misure di accomodamento monetario, che è già ampio, ma sono prevedibili chiarimenti e messe a punto del principale strumento pandemico, il Pepp. Serve un rilancio di credibilità e coerenza.

Da quando il presidente Christine Lagarde ha dichiarato che «la Bce segue con attenzione» i rendimenti nominali dei bond a lungo termine, a seguito del rialzo dei Treasuries Usa, il mercato non ha avuto più pace. Il capo economista membro dell’Executive Board Philip Lane ha spiegato in tono marcatamente “dovish” il Lagarde-pensiero (che invece tende alla neutralità), confermando che le condizioni di finanziamento favorevoli rimarranno per un esteso periodo di tempo e che l’approccio olistico guarda al rendimento nominale dei titoli di Stato ponderati per il Pil e la curva del tasso risk-free overnight index swap OIS. Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo, subito dopo Lane è andato oltre sottolineando con più vigore dovish «nessuna esitazione» nell’aumento del volume degli acquisti del Pepp per contrastare «un inasprimento ingiustificato», che non sarà tollerato. A distanza di 24 ore, Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha dato una chiave di lettura diversa: il deterioramento delle condizioni di finanziamento non è stato per ora sostanziale, i tassi restano storicamente bassi rispetto al passato, quelli reali sono più indicativi di quelli nominali, l’inasprimento in atto va monitorato ma per ora non ha un grosso effetto sul trend dell’inflazione e non ci sono automatismi nell’intervento Pepp. Nel coro si sono uniti in pochi giorni Isabel Schnabel, François Villeroy de Galhau, Luis de Guindos e Klaas Knot. Ma troppe voci, con messaggi a volte discordanti, invece di chiarire hanno confuso il mercato che ha sperato, invano, di trovare le sue conferme in un aumento immediato degli acquisti settimanali del Pepp che invece sono rimasti su livelli bassi nelle ultime due settimane: acquisti netti pari a 12 miliardi (anche se fattori contabili sui titoli rimborsati e reinvestiti comportano un ritardo temporale), quando il mercato puntava su una forchetta tra 17 e 25 miliardi, tenuto conto che la dotazione residua del Pepp è 1.000 miliardi circa. La Bce tuttavia ha detto in passato che gli acquisti settimanali e mensili non contano, conta l’acquisto totale.

Il Consiglio direttivo analizzerà domani un insieme di indicatori e fattori, prima di decidere fino a che punto rafforzare – a parole – l’accomodamento monetario: le nuove proiezioni macroeconomiche di marzo degli esperti Bce dovrebbero risultare simili a quelle dello scorso dicembre con un’inflazione sul medio termine ancora ben lontana dall’obiettivo sebbene sul breve termine in rialzo per fattori temporanei (Iva, basket, prezzi energia, misure Co2), mentre le prospettive di crescita di breve termine restano orientate al ribasso, sebbene il 2020 abbia chiuso meglio del previsto; andamento di vaccinazioni, contagi e misure di contenimento in chiaro scuro nell’area dell’euro; la propagazione «indesiderata» dei rialzi dei tassi di mercato in dollari sulla curva dei rendimenti in euro (30 punti base circa nelle ultime due settimane).

Spetterà a Christine Lagarde, in conferenza stampa, difendere la «credibilità» (termine usato da Panetta e Weidmann) della Bce di fronte a sfide di breve e medio termine: deterioramento ingiustificato delle condizioni nell’area dell’euro per l’effetto del rialzo dei tassi Usa, spinte disinflazionistiche della pandemia ma anche tempi della normalizzazione della crescita potenziale europea via via con aumento delle vaccinazioni, rilassamento dei lockdown, calo dei contagi, utilizzo della capacità produttiva.

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