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La Bce pronta ad accettare i titoli del debito greco

La Banca centrale europea riprenderà ad accettare i titoli del debito greco come garanzia delle sue operazioni di finanziamento alle banche «non appena il consiglio decida che ce ne sono le condizioni». Lo ha detto ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, in una sessione movimentata del Parlamento europeo, in cui prima è stato coinvolto in battibecco con un eurodeputato greco, poi sottoposto a ripetute critiche per la sua decisione di lasciare l’aula prima della conclusione del dibattito.
Draghi non ha precisato però se la riammissione del debito greco possa essere deliberata dal consiglio già alla riunione della prossima settimana, dopo l’intesa raggiunta venerdì scorso all’Eurogruppo per la proroga di quattro mesi del programma economico greco, che era in scadenza il 28 febbraio: la sospensione del collaterale greco è avvenuta due settimane fa, dopo che il consiglio ha ritenuto che la conclusione con successo del programma economico della Grecia fosse incerta, a causa del negoziato in corso fra il Governo di Atene e gli altri Paesi europei. L’esistenza di un programma effettivo era la condizione posta dalla Bce per accettare i titoli greci che non godono di un rating “investment grade”. Da allora, le banche greche ricevono liquidità attraverso lo sportello di emergenza Ela, dalla propria Banca centrale, ma sotto il controllo della Bce. Draghi non ha chiarito neanche se l’intesa all’Eurogruppo e la presentazione, martedì, da parte di Atene di una lista di impegni possano essere considerate condizioni sufficienti alla riammissione del collaterale greco.
Il caso Grecia è stato oggetto anche di una vivace polemica, nella quale Draghi ha insolitamente alzato la voce, con un europarlamentare greco che accusava la Bce di trattenere 1,9 miliardi di euro di profitti realizzati investendo in debito di Atene con il programma Smp fra il 2010 e il 2012. Si tratta di un errore diffuso, ha detto Draghi, ricordando che gli utili sono già stati distribuiti alle banche centrali nazionali e da queste ai Governi e messi a disposizione di Atene «a patto che la Grecia rispetti il programma di aiuti».
Dopo la sua replica agli interventi degli europarlamentari, Draghi ha lasciato l’aula, come era stato comunicato in precedenza, ma è stato investito comunque da una serie di critiche per la sua mancanza di rispetto per il Parlamento europeo. Curiosamente, è stato l’euroscettico tedesco, Bernd Lucke, leader di Alternative fuer Deutschland, a far notare ai suoi colleghi che l’aula era pressoché vuota fin dall’inizio della sessione.
Nel suo discorso introduttivo, Draghi ha ricordato anche le motivazioni della scelta della Bce di iniziare un programma di acquisti che comprenderà i titoli di Stato per far risalire l’inflazione e confermato che andrà avanti fino a che non avrà imboccato la strada verso il raggiungimento dell’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2% (oggi l’inflazione è a -0,6%). Il banchiere centrale ha sostenuto ancora una volta che la politica monetaria da sola non può far ripartire la crescita, ma ha bisogno di essere accompagnata dalle riforme strutturali. Le misure già adottate dalla Bce, ha detto Draghi, stanno intanto cominciando a dare i propri frutti con un miglioramento della condizioni finanziarie.
Intanto, il caso Grecia è al centro del dibattito politico in Germania, dove domani il Parlamento voterà l’approvazione all’estensione del programma. Ieri, anche la Csu, gemella bavarese della Cdu del cancelliere Angela Merkel e tradizionalmente più euroscettica, ha detto che voterà a favore. L’approvazione non è in discussione, dato che la maggioranza conta su 504 voti su 631, ma ci saranno certamente dissenzienti nella coalizione di Governo. L’ala della Cdu più vicina al mondo delle imprese ha chiesto la necessità dell’imposizione di condizioni alla Grecia per evitare di gettare soldi dei contribuenti tedeschi. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha ribadito la posizione già espressa nel negoziato europeo, secondo cui la Grecia non riceverà altri fondi se non rispetterà gli impegni del programma. La questione, ha detto, è se dobbiamo credere alla Grecia: «In Germania ci sono molti dubbi ed è comprensibile».

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