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La Bce pronta a tagliare ancora

La recessione dell’Eurozona e la brusca frenata dell’inflazione hanno indotto la Banca centrale europea a tagliare i tassi d’interesse di 25 punti base, al minimo storico di 0,50%, e il presidente Mario Draghi non ha escluso ulteriori ribassi, nel caso di ulteriore peggioramento delle condizioni macroeconomiche, e neppure un’eventuale riduzione in territorio negativo del tasso che la Bce paga sui depositi delle banche presso l’Eurotower (vedi articolo a pagina 2).
La Bce, che ha tagliato anche il tasso marginale, al quale presta alle banche overnight, dall’1,5 all’1%, ha esteso inoltre fino a metà del 2014 la concessione di finanziamenti illimitati a tasso fisso alle banche. «La mancanza di liquidità non può essere la scusa per non fare prestiti», ha detto Draghi, citando però fra le principali ragioni della scarsità di credito l’avversione al rischio, in una situazione in cui le sofferenze bancarie sono in forte aumento. La combinazione del taglio dei tassi e dell’offerta di liquidità alle banche avrà, secondo Draghi, un effetto espansivo. La politica monetaria resterà «accomodante per tutto il tempo necessario», una frase che il governatore ha ripetuto ormai in diverse occasioni.
Nell’ultimo mese, le cose nell’Eurozona sono andate molto peggio di come la Bce aveva previsto, ed è probabile che a giugno le stime di crescita e inflazione vengano riviste al ribasso. L’Eurotower continua comunque a indicare nella seconda metà del 2012 la data di arrivo della ripresa. Nel frattempo, però, l’economia ha dato segni di indebolimento anche in Germania. Nella sua dichiarazione iniziale alla conferenza stampa dopo il consiglio (che ieri, come avviene due volte l’anno, si è tenuto fuori Francoforte, a Bratislava), Draghi ha ricordato i cinque trimestri consecutivi di contrazione dell’economia dell’Eurozona, che si è estesa alla primavera, e la debolezza del mercato del lavoro, un eufemismo per una regione in cui la disoccupazione ha superato il 12% della forza lavoro.
Il Consiglio della Bce ha così deciso di tagliare i tassi, com’era previsto, ma si è spaccato in tre: una piccola minoranza (presumibilmente composta da Finlandia e Germania) voleva lasciare i tassi invariati, nonostante il deterioramento dell’economia e il crollo dell’inflazione dall’1,7% di marzo all’1,2% di aprile (in parte dovuto al calo dei prezzi dell’energia), ben lontana dall’obiettivo di stare «sotto, ma vicino al 2%». Una vasta maggioranza dei 23 consiglieri ha votato per il ribasso, e fra questi qualcuno chiedeva un taglio di 50 punti base. Draghi ha anche affermato che la Bce continuerà a monitorare i dati ed è «pronta ad agire» se necessario, la stessa frase usata il mese scorso e che quindi lascia aperta l’opzione di un nuovo taglio, anche se per ora appare tutt’altro che prossima.
Il banchiere centrale italiano ha confessato la propria «frustrazione» per il fatto che le azioni della Bce, soprattutto le operazioni di rifinanziamento a lungo termine della banche (Ltro) e l’annuncio dell’Omt (il piano, ancora inattuato, di acquisto del debito dei Paesi in difficoltà), abbiano avuto effetti benefici sui mercati finanziari, ma non si siano trasmessi all’economia reale. Draghi ha citato due elementi: l’effetto di contrazione prodotto dalla stretta di bilancio e la frammentazione dei mercati. Sul primo punto, ha insistito che i Paesi «non disfino i significativi progressi» realizzati nel risanamento dei conti, ma ha respinto l’accusa di essere l’ultimo difensore dell’austerità e sostenuto (il riferimento all’Italia è trasparente) che, se sotto la pressione dell’emergenza molte manovre sono state fatte a colpi di aumenti di tasse, ora vanno ribilanciate con tagli alla spesa pubblica che consentano tagli alle imposte, oltre che inserite in un quadro chiaro e dettagliato per il medio termine e compensate con riforme strutturali che aiutino a rilanciare competitività e crescita.
La frammentazione dei mercati è migliorata, ha detto Draghi, ed è anche per questo che la Bce ha tagliato i tassi, fiduciosa che l’intervento possa avere più effetto di quanto non avrebbe avuto in passato, ma non è risolta. E ha citato il caso paradossale di una banca (presumibilmente Unicredit) che ha emesso obbligazioni a Monaco di Baviera e a Milano, dovendo pagare per le seconde un rendimento di 250 punti base più alto. Per ridurre questa frammentazione, il capo della Bce ha ancora una volta fatto appello alla rapida realizzazione dell’unione bancaria, che però a livello europeo sta incontrando crescenti resistenze, soprattutto da parte tedesca.

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