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La Bce prolunga il Qe ma lo rallenta

La Banca centrale europea ha allungato di nove mesi, fino alla fine del 2017, il suo programma di acquisto di titoli, il cosiddetto Qe, ma ha ridotto a partire da aprile l’importo mensile da 80 a 60 miliardi di euro, sorprendendo i mercati finanziari.
Il presidente della Bce Mario Draghi ha insistito però che la decisione di ridurre l’ammontare mensile non è il preludio della fine dello stimolo monetario, in un quadro economico in cui la ripresa dell’area dell’euro si sta rafforzando, ma rimane modesta, e l’inflazione è tuttora molto al di sotto dell’obiettivo di avvicinarsi al 2 per cento. Draghi ha ripetuto più volte che il “tapering”, cioè la riduzione graduale degli acquisti, fino allo zero, come fece la Federal Reserve, non è stato nemmeno discusso. La Bce, ha detto, resterà sui mercati a lungo con l’obiettivo di tenere bassi i tassi. Le modifiche sono «calibrate in modo da mantenere un grado notevole di stimolo monetario». La Bce continuerà anche a reinvestire i proventi dei titoli in scadenza acquistati finora con il Qe, fornendo ulteriore impulso.
Le nuove previsioni macroeconomiche della Bce, pubblicate ieri, sono sostanzialmente uguali a quelle del settembre scorso (crescita dell’eurozona all’1,7% nel 2016 e nel 2017 e all’1,6% nel 2018 e 2019, inflazione allo 0,2% quest’anno, all’1,3% il prossimo, all’1,5% nel 2018), ma per la prima volta indicano le stime per il 2019, quando l’inflazione dovrebbe arrivare all’1,7%, che però non è ancora sufficiente al raggiungimento dell’obiettivo. «Dobbiamo persistere», ha affermato Draghi. La Bce nota inoltre che, anche se il prezzo del petrolio ha fatto e farà, soprattutto a cavallo della fine di quest’anno, salire l’inflazione generale, quella di base (depurata dell’energia e degli alimentari) «non mostra segnali convincenti di aumento». I rischi per la crescita restano al ribasso.
La Bce peraltro si è tenuta una porta aperta per aumentare di nuovo gli acquisti di titoli se la situazione dovesse peggiorare nel 2017. Siamo «pragmatici e flessibili», ha detto Draghi, perché l’incertezza prevale ovunque, soprattutto nella sfera politica, anche se i mercati hanno reagito meno del previsto, a suo parere, alla Brexit, all’elezione di Donald Trump e al risultato del referendum italiano. In ogni caso, secondo Draghi, il Qe può essere considerato di fatto senza una scadenza finale, in quanto la Bce ha ripetuto la formula secondo cui gli acquisti continueranno finché il consiglio non veda un «aggiustamento sostenuto» del percorso dell’inflazione verso l’obiettivo, quindi se necessario dopo il 2017. Molti osservatori di mercato ritengono però che quello di ieri sia un segnale che dal 2018 il Qe verrà progressivamente smobilitato.
La decisione di compromesso, Qe più lungo ma per importi inferiori, riflette probabilmente le divisioni nel consiglio della Bce che ha votato le misure «con un consenso molto, molto ampio», secondo Draghi, ma con l’opposizione, tra l’altro, del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, secondo quanto riferito immediatamente dal quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. Significativamente, l’allungamento del Qe di nove mesi consente al consiglio di non dover affrontare di nuovo la questione fin dopo le elezioni tedesche, che si terranno con ogni probabilità a settembre 2017, quando, in campagna elettorale, la sua politica monetaria potrebbe diventare un facile bersaglio dei suoi molti oppositori in Germania.
L’importo degli acquisti mensili è ritornato al livello originario di 60 miliardi. Nel marzo scorso era stato portato a 80, ha ricordato Draghi, perché c’erano rischi di deflazione, che ora sono pressoché scomparsi, e le prospettive economiche erano più oscure. Un’indicazione delle possibili modifiche era venuta la settimana scorsa quando, in un’intervista a “El Pais”, il banchiere centrale italiano aveva detto che lo stesso grado di stimolo si può ottenere con strumenti diversi, importi e durata.
Il consiglio ha varato anche alcune modifiche tecniche per ovviare alla scarsità di titoli da acquistare, soprattutto tedeschi: la vita residua minima delle obbligazioni passa da due anni a un anno. Questo dovrebbe avere tra l’altro come effetto una curva dei rendimenti più ripida, il che è ben visto dalle banche. In caso di necessità, inoltre, possono essere comprati anche titoli al di sotto del tasso sui depositi, oggi negativo per 40 punti base.

Alessandro Merli

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