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La Bce prepara gli «acquisti 2.0»

Il grande jolly per risollevare la partita dell’euro. Con un nuovo piano di acquisti di titoli di Stato in versione 2.0 targato Bce per abbattere lo spread dei Paesi in difficoltà. Mario Draghi si è detto disposto a giocare questa carta all’inizio di agosto e ora gli occhi dei governi e dei mercati sono puntati sulla prossima mossa dell’Istituto, prevista per giovedì, per conoscere i dettagli e le munizioni disponibili. Le aspettative sono alte, ma la riunione del 6 settembre si preannuncia difficile, perché uno dei giocatori più influenti, il Presidente della Bundesbank Jens Weidmann, non condivide la strategia e secondo la stampa tedesca avrebbe persino minacciato le dimissioni. L’azione anti-spread non è l’unica portata del menù. Le recenti dichiarazioni mostrano che la Bce è pronta a tutto per soccorrere la moneta unica, anche con «misure eccezionali». Tanto che, secondo alcuni analisti, potrebbe ritoccare ancora i tassi di interesse portandoli al minimo storico di mezzo punto e preparare il terreno per una nuova immissione di liquidità a tassi agevolati per le banche.
Non è la prima volta che Francoforte acquista titoli di Stato di Paesi che navigano in acque agitate: dal 2010 al marzo scorso ha dispiegato munizioni per 210,5 miliardi di euro, ma erano interventi «limitati e temporanei». Oggi, però, i rischi di un’implosione dell’euro esigono un cambio di rotta. Il 2 agosto Draghi ha fornito i primi indizi: si tratterà di operazioni sul mercato secondario e sui titoli a breve scadenza. Le nuove parole d’ordine saranno trasparenza e condizionalità. «Il programma – dice Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroders private banking – sarà diverso innanzitutto sul fronte della comunicazione. Nella versione precedente si è saputo degli acquisti a operazioni avviate, ora verranno annunciate». La Bce – ha indicato Draghi – agirà in parallelo con lo scudo anti-spread del fondo salva-Stati Ue (Efsf-Esm). I Paesi in difficoltà dovranno chiedere l’intervento del Fondo e sigleranno un memorandum d’intesa con l’impegno concordato in sede Ue a intraprendere precise azioni di politica economica. In seguito Francoforte deciderà se avviare le operazioni. Questi paletti, ha chiarito l’altro tedesco alla Bce, il membro del board Joerg Asmussen, consentiranno di «non ripetere l’errore dell’estate scorsa, quando l’Istituto comprò titoli italiani, e il tempo guadagnato non fu utilizzato da Roma per le necessarie misure di aggiustamento». Il piano della Bce è un tassello chiave ma non completa il puzzle della strategia europea anti-crisi, perché manca un ultimo pezzo decisivo: il verdetto della Corte Costituzionale tedesca sull’Esm previsto per il 12 settembre. «È improbabile – spiega Benedicta Marzinotto, economista di Bruegel – che la Germania rifiuti l’appoggio al Fondo salva-Stati, ma in attesa della sentenza le decisioni che verranno annunciate dalla Bce faranno da una parte appello al fatto che il suo mandato la “autorizza” già a interventi non convenzionali e dall’altra insisteranno sulla necessità che uno Stato faccia una richiesta esplicita di aiuto attraverso l’attuale Fondo Salva-Stati (che ha però solo una dotazione di 150 miliardi di euro) e il futuro Esm».
Restano poi alcuni nodi che la riunione di giovedì tenterà di sciogliere. «La Bce – spiega il ricercatore del Ceps Diego Valiante – ha davanti a sé due strade: un intervento illimitato, che mi pare l’ipotesi più probabile, e una sorta di quantitative easing sul modello della Fed, con la fissazione di un ammontare target entro un dato periodo». Non piace poi alla Bundesbank l’ipotesi di un tetto al livello di spread oltre il quale dovrebbe scattare l’intervento della Bce. Un’operazione «pericolosa», secondo Marzinotto, «perché introdurrebbe un elemento di automaticità che potrebbe essere in contrasto con l’indipendenza che dovrebbe invece avere l’operato dell’Istituto. Dal punto di vista pratico sarebbe efficace solo una volta perché già il primo intervento consentirebbe ai mercati di estrapolare informazioni sulla soglia». A fare da pioniere sarà probabilmente la Spagna, che attende però di conoscere i dettagli prima di lanciare il suo Sos.
L’arsenale dell’Eurotower non si esaurisce qui. Per dimostrare di essere pronto a fare la sua parte nella gestione della crisi, spiega Fabio Fois, economista di Barclays Capital, «l’Istituto ha un altro asso nella manica che potrebbe calare già giovedì: un nuovo ritocco dei tassi di interesse di 25 punti base, per portarli allo 0,50 per cento». La mossa – aggiunge Fois – sarebbe giustificata anche dalle nuove stime sullo stato di salute dell’Eurozona che lo staff della Bce si appresta a rivedere, con un Pil più sottotono del previsto e un’inflazione che sta rialzando la testa. «È possibile – conclude Spreafico – che per ridurre gli squilibri finanziari l’Istituto si dica pronto a una nuova immissione di liquidità (la cosiddetta Ltro), magari riservata ai Paesi periferici».

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