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La Bce prepara altri strumenti anti Covid-19

FRANCOFORTE

Il coronavirus non fa distinzioni, colpisce in maniera simmetrica falchi e colombe nella Bce così come gli Stati dell’Eurozona. Ma a differenza dei 19, dove gli impatti della pandemia si stanno rivelando asimmetrici e dove il pericolo della frammentazione resta elevato, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si sta compattando per fronteggiare con azioni decise e forti i gravi rischi che Covid-19 pone sul meccanismo di trasmissione della politica monetaria e le prospettive dell’economia nell’area dell’euro. Le differenze tra falchi e colombe si attenuano o annullano nell’immediato. Torneranno nella gestione post-pandemia e nello smantellamento delle decisioni più straordinarie, nel ripristino dei paletti sfilati quando l’emergenza sarà finita.

Le ultime decisioni prese con la massima flessibilità dal Consiglio Bce, guidato da Christine Lagarde, sono state straordinarie per profondità e rapidità, depurate dalla vecchia litigiosità tra falchi e colombe, spesso rese note con modalità di comunicazione fuori dagli schemi e con consigli straordinari, notturni. Questo dimostra come la Banca centrale, consapevole di essere il grande fuoriclasse in campo europeo, è quanto mai pronta in qualsiasi momento a modificare, ampliare, adattare, innovare le sue misure e la sua cassetta degli attrezzi. Le aspettative dei mercati intanto salgono con le dimensioni di una pandemia ancora tutta da scoprire.

Ma forse è presto per aspettarsi già ora un Pepp più grande e più esteso, che comunque andrà potenziato prima della scadenza indicativa del 31 dicembre: anche questa data sarà posticipata, perché la pandemia difficilmente sparirà a fine 2020. Le Ltro speciali sono uno strumento ponte per arrivare alle Tltro ed è prevedibile una discussione accesa su possibili modifiche per agevolare questa transizione, tenuto conto delle ultime modifiche. Nuove tipologie di classi di asset acquistabili, come gli Etf, le azioni, sono stati sempre un tabù e per ora quel che conta è rastrellare montagne di titoli di Stato.

È più plausibile che, come il collaterale, anche gli acquisti possano spingersi fino al livello junk bond: è una delle misure sul tavolo, ma non un “game changer”, perché gli Stati nell’Eurozona sono lontani dal livello spazzatura e le obbligazioni societarie non hanno grandi volumi, in assenza di un vero e proprio mercato dei capitali europeo. La discussione sulla partecipazione delle istituzioni finanziarie non bancarie nelle operazioni di rifinanziamento è aperta e in corso, e una decisione in tal senso non è da escludersi: ma gli aspetti tecnici sono molto complessi e i tempi al momento non sono maturi.

Nella riunione di domani, la Bce farà in modo comunque di non deludere le aspettative per mantenere alta la fiducia dei mercati: avrebbe un grande impatto il reinvestimento del capitale dei titoli che scadono e sono rimborsati nel Pepp, cosa che ora non avviene. Ma la Banca centrale si lascerà aperti ampi margini di manovra perché, come indica ripetutamente Angela Merkel, la pandemia è solo agli inizi e gli sviluppi sono imprevedibili.

La decisione più importante, che se non si concretizzerà ora lo farà nelle prossime settimane o mesi, riguarda le dimensioni degli acquisti totali: 750 miliardi del Pepp, l’App in corso da 20 miliardi al mese con tanto di envelope da 120 miliardi, per un totale di 1050 miliardi fino a fine anno.

Barclays ha calcolato che i 700 miliardi plausibili di acquisti mirati ai titoli di Stato potrebbero non bastare ad assorbire l’aumento delle emissioni nette di debito pubblico extra, necessario per contrastare la pandemia, da ora a fine anno, che hanno un’ampia forchetta di possibilità da 700 a 1.150 miliardi, in base ai deficit che verranno varati. Giuseppe Maraffino e Cagdas Aksu di Barclays rilevano, inoltre, una ridotta capacità di intermediazione dei dealer che sono chiamati a sottoscrivere i titoli di Stato in asta, per poi rivenderli alla Bce: il periodo del cosiddetto “black out”, un certo numero di giorni prima e dopo le aste durante il quale la Bce non compra, è oneroso per i dealer, in termini di requisiti di capitale prudenziale per il market risk, in condizioni di mercato segnate da un’estrema volatilità. Ma questo black out, che può arrivare anche a qualche giorno dopo le aste, serve a sgombrare il campo dagli equivoci, tiene lontana la Bce dal timore che si avvicini troppo al finanziamento degli Stati, che in via diretta è vietato dal Trattato. Un dubbio che nessuno intende alimentare a pochi giorni dalla decisione della Corte costituzionale tedesca sul Pspp.

Dopo l’annuncio della Banca centrale del Giappone, proiettata su acquisti illimitati, e dopo che la Federal Reserve Usa ha fatto schizzare alle stelle gli acquisti sul breve termine al ritmo di 100 miliardi di dollari al giorno, i mercati si aspettano che la Bce faccia di più. La Banca centrale europea sta ora acquistando intorno a 100 miliardi al mese: aggiungerà in nove mesi quasi 1.000 miliardi ai 2.700 miliardi di titoli che continuerà a reinvestire. A fine anno ne avrà pari a circa il 36% del Pil dell’Euroarea.

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