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La Bce prende tempo sugli stimoli

La Banca centrale europea taglia drasticamente le sue previsioni di crescita e inflazione per i prossimi due anni, ammette che l’inflazione potrebbe scendere addirittura a zero e fa un altro passo verso un’azione di stimolo, che a questo punto comprenderebbe con ogni probabilità anche i titoli di Stato, all’inizio del 2015, forse il 22 gennaio.
Nei primi mesi del prossimo anno (quindi probabilmente alla riunione di fine gennaio o di inizio marzo: dal 2015 la cadenza è ogni sei settimane e non più mensile), il consiglio valuterà gli sviluppi della situazione, che nelle ultime settimane ha visto aggiungersi alla debolezza dell’inflazione il crollo del prezzo del petrolio, e l’impatto delle misure prese finora e deciderà sul da farsi. Con i tassi d’interesse ormai a zero, la strada scelta dalla Bce è l’espansione del proprio bilancio, attraverso nuova liquidità al sistema bancario perché finanzi l’economia reale (il prossimo è previsto l’11 dicembre) e acquisti di titoli. Su questo punto, si è registrato il più importante passo avanti nel consiglio di ieri: la Bce che finora aveva espresso l’aspettativa che il bilancio possa tornare ai livelli del 2012 (quindi un’espansione di mille miliardi di euro circa), ha detto che questa è ora l’intenzione del consiglio. Per soddisfarla (anche se il presidente Mario Draghi ha detto che non si tratta di un obiettivo esplicito), la banca dovrà ampliare la gamma dei titoli in acquisto, includendo con ogni probabilità i titoli di Stato, argomento tabù soprattutto in Germania, ma gli unici in grado di assicurare i volumi necessari. Vogliamo ottenere due effetti, ha detto in sostanza Draghi: da un lato segnalare che siamo pronti a prendere le misure necessarie per rispettare il nostro mandato di tenere l’inflazione vicina al 2% (oggi è allo 0,3% e tenendo conto del più recente calo del petrolio può andare a zero, o anche al di sotto, nei prossimi mesi), dall’altro consentire agli investitori che cederanno i titoli alla Bce di ribilanciare il proprio portafoglio: il che significa acquistare attività più rischiose, eventualmente anche in valute diverse dall’euro, favorendo così anche un ulteriore calo dell’euro, che dovrebbe favorire la crescita.
Intanto, i tecnici della Bce cui il mese scorso era stato chiesto di preparare il terreno per eventuali acquisti di titoli hanno ricevuto l’ordine di accelerare il lavoro. Sono sul tavolo tutte l’opzioni, meno l’oro, ha detto Draghi, escludendo per la verità anche acquisti di titoli esteri che apparirebbero come un mascherato intervento sul cambio. Ma alla fine quel che conta sarà la determinazione del consiglio, dove Draghi è apparso deciso a superare le evidenti divisioni.
Il quadro con il quale la Bce si confronta è nettamente più negativo rispetto anche solo a qualche mese fa. Per la verità, le previsioni di settembre erano apparse fin dalla pubblicazione troppo ottimiste. Poi è intervenuto il crollo del prezzo del petrolio, che, se avrà l’effetto di aumentare il reddito disponibile e di tagliare la bolletta energetica dell’Eurozona, esercita però anche un’indesiderata pressione al ribasso su un’inflazione già troppo bassa. E Draghi ha riconosciuto che calerà ancora, per effetto dell’ultimo ribasso, che non ha potuto essere incorporato nelle stime degli economisti della Bce. Per questo, fra i fattori che verranno monitorati da vicino nei prossimi mesi, il prezzo del petrolio è in primo piano. Per ora, ha sostenuto Draghi, le aspettative d’inflazione restano ancora dentro lo spettro che riteniamo compatibile con la stabilità dei prezzi. Ma la Bce vorrà vedere quale sarà l’effetto di un ribasso del petrolio che spinga l’inflazione a zero. Nelle proiezioni pubblicate oggi, ammette che nel 2015 l’inflazione sarà ancora a 0,7%.
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